• Articolo Roma, 21 febbraio 2012
  • Presentato il dossier “Armi chimiche: un’eredità ancora pericolosa”

    Legambiente: “Le armi chimiche inquinano l’Adriatico”

  • Presentato stamane a Roma il dossier nel quale Legambiente evidenzia la delicata criticità legata alla presenza di discariche belliche sottomarine che inquinano le acque e minacciano l’ecosistema

(Rinnovabili.it) – Mentre il problema delle discariche in Italia sembra non trovare soluzione, si aggiungono alla lista dei rifiuti pericolosi arsenali e ordigni chimici nascosti nelle profondità dell’Adriatico. Questa la tematica annunciata e discussa stamane da Legambiente in Senato durante l’incontro per la presentazione dell’ultimo dossier redatto.

EREDITA’ BELLICA La penisola, rivelano gli esponenti dell’Associazione ambientalista, si trova a dover fronteggiare un’emergenza ereditata della prima Guerra Mondiale, ovvero la presenza di stabilimenti e discariche dove le armi chimiche accatastate minacciano la salute e l’incolumità delle persone. I dati, contenuti nel dossier nazionale “Armi chimiche: un’eredità ancora pericolosa” redatto da Legambiente e dal Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, rivela le condizioni di alcuni dei siti presi in esame tra cui il Lago di Vico, Molfetta, Pesaro, Golfo di Napoli, Colleferro e basso Adriatico che attualmente rappresentano, secondo l’Associazione “Un cimitero chimico letale per l’ecosistema e la salute delle persone”.

Diecimila ordigni nel Porto di Molfetta, tredicimila proiettili e 438 i barili contenenti pericolose sostanze tossiche sui fondali del golfo di Napoli, 4.300 le bombe all’iprite e 84 tonnellate di testate all’arsenico nel mare antistante Pesaro. Sono questi in parte i dati contenuti nel documento, sintomo di un inquinamento che da quasi un secolo minaccia e inaridisce l’ecosistema del mare Adriatico rilasciando pericolose sostanze chimiche e tossiche.

KILLER NASCOSTI Presentando la mappa che descrive la dislocazione delle discarche belliche sottomarine Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, ha dichiarato “Si tratta di cimiteri chimici che rilasciano sostanze killer dannosissime come arsenico, iprite, lewsite, fosgene e difosgene, acido cloro solfonico e cloropicerina. Per richiedere la bonifica di questi siti e per denunciare queste situazioni, è nato il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, al quale ha aderito l’associazione. L’obiettivo è di promuovere azioni per la difesa dell’ambiente e la protezione contro i rischi derivanti dall’esposizione a sostanze tossiche provenienti dalle armi chimiche e dalla mancata bonifica dei siti civili e militari a terra, nei laghi, nei fiumi e nel mare, in cui queste armi sono state fabbricate o abbandonate. Su questo ci aspettiamo un cambio di passo e un segnale di protagonismo e trasparenza da parte delle istituzioni, a partire dal Ministero della Difesa e dal Parlamento”.

ARSENICO IN FONDO AL LAGO A preoccupare particolarmente la Chemical City, sul lago di Vico. Il centro di produzione di armi chimiche, di epoca mussoliniana e attivo fino agli anni ’70, è stato bonificato a seguito di una fuoriscita di gas da uno dei serbatoi verificatasi a fine anni ’90. Da qui le indagini dell’Arpa hanno rilevato sui fondali del lago un’alta percentuale di arsenico per cui stanno partendo in questi giorni le operazioni di decontaminazione con il supporto di un fondo governativo di 150mila euro.

“Il Coordinamento – ha detto Alessandro Lelli, presidente Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche (C.N.B.A.C.) – riunisce associazioni e comitati locali di alcune delle zone più interessate dall’inquinamento causato dalla presenza di armi chimiche. L’obiettivo è di rafforzare la richiesta di un attento monitoraggio e successiva bonifica dei siti, costituendo un interlocutore nazionale che rappresenti le singole realtà locali. Tra le proposte presentate nell’iniziativa di oggi c’è l’istituzione di una commissione straordinaria che vigili sulle azioni di monitoraggio e bonifica dei siti contaminati da armi chimiche e che fornisca informazioni chiare ed esaustive ai cittadini che vivono nei luoghi interessati dal problema. Solo in questo modo si può avviare il percorso virtuoso che metta fine alla pericolosa eredità delle armi chimiche in Italia”.