• Articolo Roma, 16 maggio 2017
  • Legge Ecoreati: da Operazione Poseydon a Panta Rei, i risultati 2016

  • Nel 2016 la legge 68 ha consentito di sanzionare ben 574 crimini ambientali, più di uno e mezzo al giorno. La Campania è la prima regione per il numero di ecoreati contestati

Legge Ecoreati, i risultati 2016

 

(Rinnovabili.it) – Dall’inchiesta denominata Spazzatura d’oro all’arresto della banda che spacciava rifiuti pericolosi come materiali ferrosi. Dall’ Operazione Poseydon all’indagine Panta Rei. Il 2016 ha alzato la guardia nei confronti della criminalità ambientale e a due anni dall’approvazione della legge Ecoreati (legge 68/2015) si contano già i primi frutti. Basta dare una breve occhiata ai numeri elaborati da Legambiente per capire quale sia la portata del provvedimento: solo lo scorso anno sono stati aperti 265 procedimenti, con 446 persone denunciate. L’associazione ha raccolto tutte le storie e i dati in un dossier (pdf) presentato stamane a Roma.

 

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Il quadro che emerge dalle 32 pagine del documento è assolutamente positivo. “L’introduzione dei delitti ambientali nel codice penale  – ha spiegato il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani – è stata una grande conquista per l’Italia, oggi leader nella lotta agli ecoreati, ed è il primo anello di una catena più lunga, che va costruita con l’obiettivo di innalzare i controlli ambientali per tutelare l’ambiente, la salute e le imprese sane”. Il lavoro ha elaborato i numeri provenienti dall’attività delle forze di polizia e da AssoArpa, l’associazione delle Agenzie regionali per la protezione ambientale.

 

Legge Ecoreati: i numeri del 2016 

Nel 2016, a fronte di 1.215 controlli, la legge Ecoreati ha consentito di sanzionare ben 574 crimini ambientali (ossia più di uno e mezzo al giorno), denunciare 971 persone e 43 aziende, sequestrare 133 beni per un valore di circa 15 milioni di euro ed emettere di 18 ordinanze di custodia cautelare. Entrando nello specifico dei delitti contestati, sono 143 i casi di inquinamento ambientale, 13 quelli di disastro ambientale, 6 quelli di impedimento di controllo, 5 i delitti colposi contro l’ambiente, 3 quelli di omessa bonifica e 3 i casi di aggravanti per morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale.

Le regioni del sud Italia si spartiscono alcuni brutti primati: la Campania è la prima per numero (70) di ecoreati contestati. La Sardegna, quella con il maggior numero di denunciati (126), mentre l’Abruzzo possiede il numero più alto di aziende coinvolte (16). Il maggior numero di arresti è stato compiuto in Puglia (14), mentre il numero più alto di sequestri in Calabria (43).

 

Completare la catena della legalità ambientale

Un lavoro serrato che può tuttavia ancora essere migliorato completando quella che Legambiente definisce la “catena della legalità ambientale”. Un lavoro ce deve partire “dall’approvazione definitiva delle riforma del Codice penale approvata al Senato e ora al vaglio della Camera” spiega Ciafani “che prevede un meccanismo di allungamento dei tempi di prescrizione dei reati ambientali contravvenzionali per arrivare con maggiore certezza a sentenza definitiva, e da una legge che semplifichi l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive, fermando ogni tentativo di norme blocca ruspe come è stato fatto con il ddl Falanga, oggi in aula a Palazzo Madama, grazie all’intervento della Commissione giustizia della Camera”.

 

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