• Articolo Roma, 12 gennaio 2012
  • Una conferenza tenutasi stamane

    Bioshopper, queste sconosciute

  • Ad un anno dal divieto di smercio di sacchetti di plastica inquinanti Assobioplastiche fa il punto della situazione in Italia

Ad un anno dalla messa al bando dei sacchetti di plastica inquinanti Assobioplastiche traccia i contorni dell’iniziativa di cui l’Italia è pioniera in Europa. Un vero e proprio successo ambientale che pare però abbia bisogno di vedere chiarite alcune incertezze.

BIODEGRADABILE O COMPOSTABILE. QUESTO E’ IL PROBLEMA Nonostante le scorte di buste per la spesa inquinanti siano ormai fuori legge e in commercio si trovino per lo più sacchetti di carta, riciclati, riciclabili, compostabili o biodegradabili ci sono ancora molti consumatori che fanno confusione sulla differenza, sostanziale ai fini ambientali, su cosa voglia dire biodegradabile e cosa significhi compostabile. Con la raccolta dell’umido che avanza nelle maggiori città delle penisola è infatti importante sapere che un sacchetto compostabile è adatto, come dice la parola stessa, ad essere impiegata per la raccolta dei rifiuti solidi urbani organici per la produzione di compost, prodotto ottenuto dalla degradazione batterica degli RSU (rsu) e utilizzato in agricoltura come fertilizzante ad esempio, per nutrire i terreni agricoli. E‘ proprio per questo che un sacchetto biodegradabile non è adatto a contenere i rifiuti che differenziamo come “umido” perchè è vero che si degrada e si trasforma decomponendosi in CO2 ma non è necessariamente privo di sostanze nocive per la salute e non ha tempi brevi di dissolvenza.

L’EVENTO Una tematica, quelle delle bioshopper monouso, che è stata oggi protagonista di una conferenza-dibattito organizzata a Roma da Assobiobioplastiche, nella consapevolezza che in 12 mesi sono cambiate le abitudini dei cittadini, che si sono adeguati senza troppi sforzi ad uno stile di vita che include portare nella borsa o nella 24 ore, una sporta riutilizzabile per fare la spesa. Durante l’incontro è stata presentata la ricerca che l’Ispo (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione diretto da Renato Mannheimer) ha condotto in merito alla ricezione da parte dei consumatori della legge che da un anno vieta la commercializzazione di sacchetti monouso non bio. Partendo dalla certezza che le tematiche ambientali siano ormai una fonte di interesse per gli italiani, attenti ai consumi e all’impronta ecologica dei prodotti che acquistano, il documento evidenzia alcune delle criticità del sistema tra cui la poca conoscenza delle differenze e del ruolo ambientale dei diversi sacchetti in commercio.

I DATI ISPO comunicano infatti che nonostante il 97% dei commercianti sia a conoscenza della normativa solo un commerciante su dieci utilizza sacchetti compostabili, 6 su 10 non sanno precisamente cosa smerciano e tre su dieci sbagliano prodotto. “Noi chiediamo una cosa molto semplice: attenerci alla normativa europea”, aggiunge Marco Versari, presidente di Assobioplastiche. “Le bioplastiche devono sostanzialmente avere gli standard della cellulosa che si dissolve nell’ambiente, in determinate condizioni,  in 180 giorni. Non è un obiettivo impossibile. Lo provano le aziende, da Novamont a Mossi & Ghisolfi, che offrono prodotti certificati e che nei prossimi 5 anni investiranno in Italia 700 milioni di euro per sviluppare la chimica verde”.

L’APPELLO DI LEGAMBIENTE Alla conferenza è intervenuta l’associazione ambientalista, nella persona del direttore generale Rossella Muroni, che ha dichiarato  “Il bando sui sacchetti di plastica è un successo italiano, ma il commercio al dettaglio è inondato da finti bio-shopper. Per questo è urgente approvare una norma che definisca al meglio il concetto di biodegradabilità”.

Nonostante i divieti sono, ancora oggi, molti i commercianti che utilizzano sacchetti di plastica che non rispondono alle norme di legge. Sacchetti contenti additivi nocivi, infatti, se utilizzati per la raccolta dell’umido, e quindi per la produzione di compost, diventano una temibile fonte di inquinamento del terreno. “Chiediamo al ministro Clini di recuperare al più presto l’articolo del decreto Milleproroghe approvato dal Consiglio dei ministri ma poi inspiegabilmente scomparso prima della firma del Presidente Napolitano, che prevedeva la regola dello spessore al di sotto del quale i sacchetti devono essere realizzati con materiali biodegradabili e compostabili secondo la norma EN 13432. Solo in questo modo riusciremo a completare la rivoluzione italiana, partita con il bando e diventata un modello da seguire a livello mondiale, che ha fatto riscoprire ai cittadini del nostro Paese la sana abitudine dell’uso delle sportine riutilizzabili, fondamentali per ridurre concretamente l’uso dei sacchetti usa e getta”.