• Articolo Londra, 24 gennaio 2020
  • Livelli di CO2 in crescita per gli incendi in Australia

  • Secondo le previsioni del Met Office, nel 2020 si potrebbe raggiungere un picco di CO2 superiore a 417ppm nel mese di maggio, con una media annua di 414,2 ± 0,6 ppm (in aumento di 2,74 ± 0,57 ppm rispetto al 2019).

Livelli di CO2

Credits: Saiho da Pixabay

La ‘spinta’ data dagli incendi in Australia potrebbe determinare un aumento dei livelli di CO2 non uniforme all’andamento degli ultimi 60 anni.

 

(Rinnovabili.it) – Secondo una previsione pubblicata dal Met Office (il servizio meteorologico nazionale del Regno Unito), gli incendi boschivi in ​​Australia stanno contribuendo a uno dei maggiori aumenti dei livelli di CO2 nell’atmosfera terrestre da quando la registrazione è iniziata, vale a dire più di 60 anni fa. Se le emissioni di gas serra di tipo antropico, cioè causate dall’uomo, sono responsabili della maggior parte dell’anidride carbonica presente nell’aria che respiriamo, gli incendi boschivi in ​​Australia pare stiano aggravando il problema in modo esponenziale, dimostrando l’impatto della catastrofe sul sistema climatico globale.

 

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Elaborando delle previsioni per il 2020, secondo il Met Office si assisterà ad una delle maggiori concentrazioni di anidride carbonica mai rilevate, che dovrebbe raggiungere un picco superiore a 417ppm a maggio, con una media dei livelli di CO2 durante l’anno di 414,2 ± 0,6 ppm, che quindi registrerebbe un aumento di 2,74 ± 0,57 ppm rispetto alla media del 2019. Le concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre hanno già superato di gran lunga quello che gli scienziati considerano un ‘limite sicuro’: durante la COP25 di Madrid, ad esempio, il segretario ONU Antonio Guterres ha ricordato che, un tempo, dei livelli di CO2 pari a 400 ppm erano considerati “un punto di arrivo impensabile”.

 

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L’ultima volta che si è verificata una concentrazione paragonabile di anidride carbonica è stato tra i 3 e i 5 milioni di anni fa, quando la temperatura era tra 2-3° C più alta e il livello del mare era di 10-20 metri superiore rispetto ad oggi. Sebbene la registrazione dei livelli di CO2 abbia sempre mostrato, a partire dal 1958, una crescita di anno in anno, la ‘spinta’ data dagli incendi in Australia e dalla deforestazione potrebbe determinare un tasso d’aumento non uniforme all’andamento degli ultimi 60 anni.

 

Il problema, però, è che le catastrofi come quella australiana innescano dei circoli viziosi: gli incendi sono dei fenomeni che potrebbero diventare sempre più frequenti proprio a causa del riscaldamento globale e che, a loro volta, contribuiscono a rendere il riscaldamento globale sempre più evidente, determinando condizioni meteorologiche di siccità prolungata e bassa umidità. Il mese scorso, il 2020 Climate Change Performance Index ha valutato l’Australia come il paese con una delle peggiori ‘prestazioni climatiche’, assegnandogli 0 su 100 punti per le sue politiche sull’ambiente.

 

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