• Articolo Berlino, 20 maggio 2015
  • Il ministero dell’Economia è tornato sui suoi passi

    La lobby del carbone ricatta il governo tedesco

  • Salta il taglio delle emissioni per gli impianti a carbone di almeno 22 milioni di tonnellate di CO2. Sostituito con una riduzione minore grazie alle lobby

La lobby del carbone ricatta il governo tedesco

 

(Rinnovabili.it) – Anche la “grande Germania” china la testa alla lobby del carbone. Il piano per la riduzione delle emissioni di CO2 da qui al 2020, che dovrebbe applicarsi alle centrali elettriche che utilizzano questo combustibile, è stato annacquato. Ne è sicura la Reuters, che ha potuto vedere in anteprima un documento del ministero dell’Economia tedesco.

Migliaia di lavoratori impiegati nel settore del carbone hanno manifestato a Berlino il mese scorso, per protestare contro i piani dell’esecutivo di mettere una tassa sulle centrali più vecchie e più inquinanti. I sindacati hanno detto che potrebbe mettere a rischio 100 mila posti di lavoro, paventando l’ormai noto ricatto tra lavoro e salute. Il prelievo intendeva costringere gli operatori a tagliare le loro emissioni, così da impedire che la Germania manchi l’obiettivo di ridurre i gas serra del 40% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.

 

Il governo ha investito molto in politiche e comunicazione per apparire la guida d’Europa nel settore delle energie pulite e della transizione verso una società low carbon, ma non ha fatto i conti con le lobby della dirty energy, che ha già messo i bastoni tra le ruote della politica europea.

In Germania, RWE, il più grande produttore di energia del Paese, ha ricattato l’esecutivo, facendo intendere che il provvedimento avrebbe portato alla chiusura immediata delle centrali a lignite. Dietro la minaccia di trovarsi contro migliaia di lavoratori, Merkel e compagni hanno alzato le mani.

 

Nel tentativo di disinnescare la situazione, il ministero dell’Economia ha ora intenzione di imporre ai gestori degli impianti un piano di riduzione delle emissioni di 16 milioni di tonnellate entro il 2020. L’obiettivo precedente chiedeva almeno 22 milioni di tonnellate.

Secondo l’idea originale, inoltre, le centrali di età superiore ai 20 anni avrebbero dovuto pagare una sanzione per la CO2 emessa oltre il limite di sette milioni di tonnellate per gigawatt di potenza installata. La nuova proposta ha innalzato il tetto di CO2 che i vecchi impianti devono rispettare.

5 Commenti

  1. Rinaldo Sorgenti
    Posted luglio 4, 2015 at 2:19 pm

    L’enfasi data nel titolo e nel contenuto di questo articolo è apparentemente fuori luogo e forse dettata dal solito pregiudizio che non aiuta certo a comprendere meglio le cose ne tantomeno a progredire, magari aiutando anche l’Europa (e l’Italia in primis) ad uscire dalla ormai cronica recessione, che vuol dire perdita di benessere e mancanza di ulteriore sviluppo.

    Che si chiudano alcune delle vecchie ed obsolete centrali termoelettriche alimentate a Carbone è NORMALE ed anzi auspicabile, perchè, ovviamente, quelle centrali (costruite 40-50 anni fa, non hanno quei sistemi di prevenzione delle emissioni nocive 8SO2, NOx, Particolato che, invece, è la normalità nei nuovi e moderni impianti.
    Inoltre, tali vecchi impianti hanno tecnologie che consentono un’efficienza di conversione del combustibile in elettricità troppo basso, ch…e, invece, aumenta sensibilmente nei nuovi e moderni impianti. Si può quindi passare da rendimenti del 25-30% a rendimenti del 45% ed oltre, quindi producendo molta più elettricità (50% ed oltre) con lo stesso quantitativo di combustibile o, detto altrimenti, si ottiene lo stesso quantitativo di elettricità dimezzando il consumo di combustibile, con conseguenti minori parallele emissioni anche della tanto speculata e “dannata” CO2!

    Che la chiusura delle 5 vecchie centrali rappresenti un cambio di indirizzo o di politica energetica in Germania è del tutto fuori luogo. Suggerisco di leggere l’articolo che trovate nel link che segue:
    http://wattsupwiththat.com/2014/01/07/despite-climate-campaigners-efforts-germanys-new-coal-boom-reaches-record-levl/
    dal quale potrete anche apprendere che sono in costruzione in Germania numerose nuove centrali alimentate a Carbone, mentre 3 nuovi gruppi sono entrati in servizio tra fine 2013 e 2014.

    Si fa inoltre un pò di confusione quando si parla del “Gas di Scisto” (o Shale-Gas) che non è certo un obiettivo per la Germania. E’ diventato importante negli USA, dove ha fatto crollare il prezzo di borsa del Gas convenzionale, ma con problemi di tipo ambientale di ben altra portata, non ultimo quello tanto speculato delle emissioni di GHG, dove – erroneamente – si lascia intendere che con tale Ga (ma anche con il Gas Naturale convenzionale) si riducano le emissioni di Gas ad Effetto Serra (GHG) in atmosfera.
    Infatti, tale fallace valutazione (non casualmente tanto strombazzata nella comunicazione, ma per ragioni tutt’altro che intese ad una riduzione delle emissioni globali di GHG in atmosfera) sarebbe vera se ci si limitasse (come purtroppo – stranamente (?) – avviene) se si conteggiano SOLO le emissioni della “Fase post-combustione” (cioè quando si bruciano i combustibili), ma la situazione cambia drasticamente qualora (chissà perchè NON si fà?) si conteggiassero ANCHE le emissioni di GHG (CH4, CO2, N20) della 2Fase pre-combustione”, vale a dire quando si estraggono i combustibili dal sottosuolo, in particolare proprio per il Gas Naturale.

    Insomma, forse sarebbe opportuno documentarsi (anzichè rincorrere e cavalcare le bufale), prima di enfatizzare certe cose, per poi fare un’informazione un attimino più opportuna, soprattutto qualora si creda alla teoria dei “Cambiamenti Climatici Antropogenici” !

    • Adele F.
      Posted luglio 4, 2015 at 4:11 pm

      Caro Rinaldo, la Caselli cantava “la verità ti fa male, lo sooo”

      • Rinaldo Sorgenti
        Posted ottobre 8, 2015 at 12:51 pm

        A me da fastidio la mistificazione, come pure l’illusione fuorviante che certe iniziative e abituale comunicazione distorta comportano.

        Cara Adele, tu sai quante persone nel mondo ancora non dispongono della “banale” elettricità? E ti sembrerebbe utile ed opportuno (qualcuno potrebbe dire: etico e morale), far in modo che si possa velocemente aiutare questi nostri simili ad uscire dalle loro misere condizioni di vita?

        Oppure è più importante cavalcare il catastrofismo e demonizzare una molecola: la CO2 che è indubitabilmente alla base della vita sul Pianeta, essendo l’alimento fondamentale del mondo vegetale di cui gli esseri viventi si cibano?

        Una riflessione in merito, come vedi, non guasterebbe.

        • Adele F.
          Posted ottobre 8, 2015 at 4:14 pm

          Caro Rinaldo di carbone si muore ancora oggi, e non certo per colpa della CO2 che rilascia, ma per tutte le altre schifezze che emette e che la tecnologia, per quanto migliorata, non riesce ad abbattere al 100%. Quindi sei sicuro che il carbone porterebbe un aiuto a chi non dispone di energia? Ormai questa triste e assurda tesi del “carbone salva dalla povertà energetica” viene portata avanti solo dalle lobby. Fai forse parte di una lobby?

          • AAA
            Posted ottobre 12, 2015 at 4:55 pm

            Anche io non sono d’accordo con Rinaldo ma mi sembra che stiamo esagerando. Cerchiamo di rispondere nel merito alle questioni poste invece di demonizzare.

            Cosa è meglio non avere l’elettricità (ma più probabilmente e realisticamente avere l’elettricità solamente che ad un costo più alto) e brucare carbone ?
            Certo, ci sono situazioni di famiglie che bruciano alcohol per scaldarsi d’inverno mentre forse sarebbe meglio se si scaldassero con altri mezzi (per esempio), ma queste situazioni io le ho viste nella avanzata Italia che brucia carbone, non in qualche paese reputato meno progredito.

            Questi paesi dovrebbero chiedersi se le basse efficienze e le “esternalità negative” del carbone lo rendono conveniente rispetto ad altri combustibili.
            Comunque qui non stiamo parlando di uno di questi paesi, ma di Europa, dove mi sembrerebbe sacrosanto che si faccia pagare queste esternalità tramite tassazione. E mi spiace per chi lavora nel campo.

            La “teoria dei cambiamenti climatici antropogenici”, invece mi pare che sia fisica.

            Infine Rinaldo su tante cose mi pare che abbia pure ragione, specie sul fatto del mancato conteggio delle emissioni da estrazione/trasporto/trattamento/distribuzione che ci permettono di falsare e sottostimare costantemente il nostro impatto.

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