• Articolo Milano, 13 luglio 2017
  • Lombardia: contro la siccità, bacini d’accumulo nelle ex-cave

  • Presentata una proposta di legge nei giorni scorsi in Consiglio regionale che permetterà di sperimentare le ex-cave per immagazzinare l’acqua invernale

siccità

 

 

(Rinnovabili.it) – Afa, incendi e siccità stanno stringendo l’Italia in una morsa soffocante. Le alte temperature, unitamente alle scarse piogge, hanno acceso allarmi in tutto il paese, costringendo molti territori a dichiarare lo stato d’emergenza. E se il Sud va a fuoco – letteralmente – il Nord si trova a fare i conti con livelli di laghi e fiumi così bassi da avere pochi uguali di confronto nel passato. Preoccupa anche la Lombardia, nonostante si trovi oggi in una situazione migliore rispetto a molte alte regioni: secondo il recente bollettino dell’Arpa, gli invasi idroelettrici del segmento alpino centrale sono quasi a secco. Complessivamente la riserva idrica disponibile ha raggiunto dei valori molto bassi, scendendo anche al di sotto del livello registrato nel 2007, la peggiore annata dal punto di vista della siccità negli ultimi dieci anni.

 

L’amministrazione lombarda sta ragionando su possibili strategie da mettere in atto nel campo della prevenzione. Una delle proposte a livello normativo prevede di realizzare bacini di accumulo utilizzando le cave dismesse. Viviana Beccalossi, assessore al Territorio, Urbanistica, Difesa del suolo e Città metropolitana spiega così il progetto: “La situazione degli ultimi anni ci impone di pensare, oltre alle misure messe in campo per gestire al meglio l’acqua disponibile, a lavorare per interventi strutturali”. Esiste già una proposta di legge presentata nei giorni scorsi in Consiglio regionale e l’assessorato ha avviato un confronto “con le organizzazioni agricole e con tutti i soggetti che a vario titolo possono essere da questa soluzione per trasformare la nostra idea in progetti e quindi opere”.

 

L’idea di sperimentare le ex-cave per immagazzinare l’acqua invernale (in questo caso quella che scorre verso l’Oglio e il Po) arriva dal bacino del Chiese dove il consorzio di bonifica e 8 comuni della zona ha inviato una lettera alla Regione affinché si muovesse in tal senso. Idea peraltro già sposata anche dalla Coldiretti che ha rivolto all’amministrazione un appello simile affinché instradasse l’iter per il recupero delle cave dismesse ai fini idrici.

E Beccalossi ha risposto positivamente definendo il progetto “una soluzione concreta che vogliamo mettere in pratica ponendo da subito in essere tutte le modifiche legislative utili per garantire questi interventi”. Gli uffici dell’assessorato sono già impegnati a individuare spazi di modifica sia nella Legge regionale 31/2008 (Testo unico agricoltura) che all’interno del Ptr, il Piano territoriale regionale. “Le risorse economiche per adeguare e realizzare queste strutture – prosegue l’assessore – sono però stimate in media attorno ai 4-5 milioni di euro per bacino. E’ chiaro che anche il Governo dovrà fare la sua parte per sostenere finanziariamente queste opere fondamentali per preservare la produzione della prima regione agricola d’Italia”.

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