• Articolo Bruxelles, 11 luglio 2012
  • Legambiente in audizione al Parlamento europeo

    Lotta alle Ecomafie, il modello italiano va condiviso

  • Ciafani: “Siamo certi che l’Italia potrà dare alle istituzioni europee il suo contributo importante di conoscenze e strumenti di contrasto per sconfiggere questi ladri di futuro”

(Rinnovabili.it) – Da paese immagine della malavita ambientale (e non solo) a modello di denuncia dell’ecomafia. Questo il percorso che si sta faticosamente costruendo l’Italia e che viene annualmente monitorato e studiato da Legambiente attraverso una rete di alleanze che racchiude la denuncia e l’analisi del fenomeno, la collaborazione con le istituzioni, le forze dell’ordine e i magistrati impegnati nella lotta alle ecomafie. Con questo bagaglio di esperienza il vice presidente dell’associazione ambientalista Stefano Ciafani è intervenuto all’audizione pubblica presso la Commissione speciale del Parlamento europeo sulla criminalità organizzata in corso oggi a Bruxelles; un’occasione, quella di oggi, per fare un quadro d’insieme sulla situazione nazionale ma soprattutto per presentare uno strumento, quale il Rapporto Ecomafia – che ormai da anni offre alla politica, agli enti di controllo e agli inquirenti italiani un quadro conoscitivo approfondito di un fenomeno sempre più complesso e in continuo mutamento.

“Ci auguriamo – ha commentato Ciafani – che l’Europa possa rafforzare la lotta alla criminalità ambientale approfondendo sempre più la conoscenza del fenomeno, grazie anche alla condivisione di metodologie di lavoro e informazioni usata da ormai 18 anni in Italia dalla nostra associazione nell’analisi e nella denuncia del fenomeno delle ecomafie. Il crimine ambientale ha assunto ormai una dimensione internazionale tale da richiedere uno sforzo comune di tutta l’Europa, che nella lotta all’ecomafie può giocare un ruolo strategico fondamentale. Siamo certi che l’Italia potrà dare alle istituzioni europee il suo contributo importante di conoscenze e strumenti di contrasto per sconfiggere questi ladri di futuro”. È anche grazie al rapporto di Legambiente che si è arrivati nel 2001  all’introduzione nella normativa ambientale del “delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti” che ha portato a stroncare anche traffici internazionali di rifiuti.