• Articolo Londra, 21 dicembre 2012
  • Uno studio per la salute

    L’Ue studia lo smog per ridurre l’impatto sulla salute

  • Studiare le variabili molecolari delle persone che vivono in condizioni ambientali differenti aiuterà a migliorare la prevenzione delle malattie cardiovascolari e delle altre patologie legate all’inquinamento atmosferico

(Rinnovabili.it) – Lavorare per migliorare la qualità dell’aria è uno dei compiti in cui l’Unione europea è stata più attiva attraverso il controllo delle emissioni di sostanze nocive, il miglioramento della qualità dei carburanti e al fine di integrare le esigenze di tutela ambientale nella settori Trasporti ed Energia.

 

Ma adesso l’Ue è pronta a finanziare quella che si figura come l’impresa più grande mai realizzata nella prevenzione della salute umana. I soggetti coinvolti nella nuova sperimentazione saranno equipaggiati con speciali smartphone dotati di sensori in grado di misurare l’inquinamento dell’aria e in più saranno sottoposti a cicliche analisi del sangue per capire quali siano i cambiamenti molecolari in presenza di più o meno smog. Uno degli obiettivi è quello di trovare le differenze tra le persone che si spostano a piedi attraverso zone con inquinamento atmosferico basso e quelli esposti a fumi urbani, al fine di comprendere le condizioni in cui si sviluppano le malattie cardiache, il cancro ai polmoni e l’asma. Rintracciare le cause scatenanti di alcune malattie potrebbe migliorare la prevenzione e ridurre la percentuale di morti premature per esposizione agli inquinanti. Secondo l’European Heart Network, ogni anno le malattie cardiovascolari (CVD) rappresentano la principale causa di morte in Europa.

 

La ricerca, che spera di fare molto per la salute degli europei e che prevede di dare i primi frutti entro un paio di anni, è suddivisa in due progetti: Exposomics, che coinvolge 12 istituzioni partner, guidate da Imperial College di Londra, con la partecipazione della  Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC); e HELIX, che è condotto dal Centro per la Ricerca in Epidemiologia Ambientale (CREAL) e coinvolge 13 istituzioni partner, studierà le variabili con particolare attenzione alla condizione di donne e bambini.