• Articolo Trapani, 31 gennaio 2013
  • Legambiente: “Dopo i grossi accumuli, proseguiremo con la rimozione dei residui più piccoli”

    Marea nera a Favignana: continua la pulizia della costa

  • In una settimana i volontari di Legambiente hanno rimosso una tonnellata di idrocarburi, spiaggiati a macchia di leopardo in un tratto di 5 chilometri nella costa Nord-Ovest

(Rinnovabili.it) – Un catrame molto solido, spiaggiato a macchia di leopardo su un tratto di 5 chilometri della costa Nord-Ovest dell’isola di Favignana. È così che la coordinatrice delle squadre di Legambiente Protezione civile, Francesca Ottaviani, descrive la marea nera che ha raggiunto una delle isole più belle del Mediterraneo agli inizi di gennaio e che, grazie al lavoro dei volontari, sta per essere rimossa. Circa una tonnellata la quantità di idrocarburi rimossi manualmente con l’ausilio di raschietti e palette, un lavoro reso ancora più impervio, oltre che dal vento e dalle mareggiate, anche dal fatto che si tratta di un tratto di costa piuttosto frastagliato, ma c’è ancora molto lavoro da fare per salvaguardare l’area marina protetta delle Isole Egadi. «Il grosso degli accumuli è a riva e nelle pozze di scogliera – ha spiegato la Ottaviani – le mareggiate hanno chiaramente ritardato il ritmo delle operazioni, che vanno condotte in maniera molto attenta e precisa per limitare il più possibile il danno e l’invasività dell’intervento».

 

La pulizia dell’isola avverrà per gradi. Attualmente, infatti, i volontari si sono concentrati sulla rimozione dei grossi accumuli di catrame, raggiungendo ottimi risultati; in una seconda fase, invece, si dovrà valutare la procedura più idonea per rimuovere i residui più piccoli senza danneggiare ulteriormente il territorio. Come spiegato dal Presidente del circolo Legambiente Egadi, Linda Guarino, sversamenti di idrocarburi nella zona, così come in tutto il Mediterraneo, avvengono con una certa frequenza. «Per questo motivo – ha dichiarato – ritengo che siano urgenti tanto strumenti più adeguati di prevenzione e repressione, quanto politiche energetiche che si rivolgano a modelli di sviluppo sostenibile, dove le ragioni economiche trovino un punto di equilibrio con le ragioni etiche».