• Articolo Edimburgo, 22 dicembre 2011
  • Il progetto Nanotubes For Carbon Capture

    Micro-cannucce per catturare la CO2 in città

  • Un’unità di terra di 1 m2 potrebbe, grazie a questa tecnologia, assorbire la stessa quantità di carbonio di 10 alberi di dimensioni medie

(Rinnovabili.it) – Catturare il carbonio in una giungla di cemento potrebbe suonare come un’impresa impossibile. Ma per un gruppo di ricercatori britannici il sogno di assorbire in maniera efficace la CO2 atmosferica, anche in zone urbane non adatte alla piantumazione di alberi, sta divenendo realtà. Nei laboratori dell’Università di Edimburgo un gruppo di ingegneri sta portando avanti il progetto Nanotubes For Carbon Capture; l’obiettivo è quello di realizzare e testare tubi microscopici in grado di aspirare il biossido di carbonio dall’aria in maniera reversibile.

In un certo senso, questa unità funzionerebbe come un albero artificiale”, commenta il leader del progetto, il professor Campbell. “Uno dei vantaggi fondamentali è ovviamente che queste unità si potrebbero usare in zone urbane edificate dove non è possibile piantare un albero”. Ogni singola “cannuccia” – 1 micrometro di lunghezza per 1 nanometro di diametro – è realizzata in carbonio puro legato ad alcuni gruppi chimici capaci di attrarre e intrappolare l’anidride carbonica. Una volta saturi di CO2, i tubi verrebbero rigenerati termicamente attraverso un rapido impulso di calore mentre il carbonio sarebbe concentrato e immagazzinato in piccoli barattoli.

“Il materiale del tubo sarà progettato specificamente in nanoscala per essere molto poroso, in modo da assorbire quanto più biossido di carbonio possibile … Un passo importante è la creazione della composizione chimica dei tubi in modo che assorbano solo il biossido di carbonio senza prendere vapore acqueo, per esempio, dall’aria”. Gli scienziati ritengono che un’unità di terra di 1 m2 possa grazie a questa tecnologia assorbire la stessa quantità di carbonio di 10 alberi di dimensioni medie. La speranza è quella di realizzare a breve unità più grandi, da piantare magari accanto alle autostrade per impiegare al meglio la terra inutilizzata e aiutare a ridurre l’impronta collettiva del carbonio.