• Articolo Edimburgo, 6 febbraio 2019
  • Micro e nano plastica, i batteri marini incollano le particelle

  • Gli scienziati hanno scoperto che i biopolimeri batterici trasformano la piccole particelle in agglomerati più grandi, facilmente confusi per cibo dagli animali marini

nano plastica

Credit: Heriot-Watt University

 

Con l’aiuto di alghe e batteri, le nano plastiche si riuniscono assieme fino a formare masse visibili a occhio nudo

 

(Rinnovabili.it) – Una nuova ricerca fa chiarezza sul destino della micro e della nano plastica in mare. Come parte del progetto britannico RealRiskNano, gli scienziati dell’Heriot-Watt University hanno utilizzato alcuni campioni d’acqua raccolti dal canale di Firth of Forth, per studiare il comportamento di queste minuscole particelle nell’ambiente marino. I ricercatori hanno aggiunto la plastica all’acqua di mare, incubando i campioni in un ambiente che riproducesse le condizioni della superficie oceanica. In pochi minuti, la scoperta: la micro e nano plastica si raggruppa assieme a batteri, alghe e altre particelle organiche formando una sorta di grumi.

 

Il team è rimasto sorpreso nel constatare che grandi quantità di biopolimeri, sostanze simili alla colla prodotte ed escrete dai microrganismi, costituivano la maggior parte di questi agglomerati di plastica. Il dott. Stephen Summers, ricercatore presso la Nanyang Technical University di Singapore, spiega “Questo è un primo passo verso la comprensione di come le nanoplastiche interagiscono con i biopolimeri naturali negli oceani di tutto il mondo. È uno studio molto importante, poiché è proprio in questa piccola scala che si verifica gran parte della biogeochimica del mondo”.

 

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Il team ha scoperto che i biopolimeri avvolgono o inglobano la plastica, causando l’agglomerazione delle particelle e, sebbene le nano plastiche siano fino a  100-200 volte più piccole di una cellula batterica, i nuovi grumi formati dai batteri sono visibili perfino a occhio nudo. “Il fatto che questi agglomerati diventino abbastanza grandi da essere visti, fa sorgere preoccupazioni, in quanto potrebbero essere scambiati per una fonte di cibo dai piccoli animali marini”. Gli scienziati hanno sollevato diverse preoccupazioni riguardo ai potenziali impatti di queste masse sui cicli delle profondità marine e quelli geochimici.

 

“Gli agglomerati – aggiunge il dott. Tony Gutierrez, ecologista microbico dell’Università Heriot-Watt di Edimburgo, che ha diretto lo studio – rassomigliano alla ‘neve marina’, la pioggia di detriti organici che trasporta il carbonio e la sostanze nutritive dalla superficie al fondo oceanico e alimenta gli ecosistemi profondi. Sarà interessante capire se la micro e nano plastica di diversa densità è in grado di influenzare il flusso alimentare dalla parte superiore a quella inferiore dell’oceano”.

 

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