• Articolo Stoccolma, 22 febbraio 2019
  • Inquinamento da microplastiche, e se bastasse la luce per eliminarlo?

  • Da un team di scienziati svedesi arriva una nuova tecnologia economica per ripulire l’ambiente marino dai minuscoli frammenti di polietilene a bassa densità

microplastiche

 

Realizzato un dispositivo fotocatalitico in grado di degradare con efficienza le microplastiche  in acqua

(Rinnovabili.it) – Le microplastiche rappresentano una minaccia globale per la biosfera. Le piccole dimensioni e la lunga persistenza nell’ambiente, unitamente ad una diffusione capillare e alle ancora poche conoscenze scientifiche in materia, rendono questi contaminati un serio problema (leggi anche Un’abbuffata di microplastica: trovata per la prima volta nell’uomo). E cercare di arginare a valle l’inquinamento di queste minuscole particelle non è facile. Gli attuali metodi di bonifica per contrastarle – tra cui filtrazione, incenerimento o processi di ossidazione avanzati come l’ozonizzazione – richiedono tutti un elevato consumo energetico o rilasciano sottoprodotti indesiderati.

 

Un team di scienziati svedesi è convinto, tuttavia, di aver trovato una soluzione più semplice, economica e sostenibile per rimuovere queste particelle contaminanti dall’ambiente. L’inovazione messa a punto dai ricercatori del KTH Royal Institute of Technology consistete in tecnologia di nanocoating, letteralmente rivestimento su scala nanometrica. Lo studio, pubblicato su Environmental Chemistry Letters (testo in inglese), ha testato la degradazione dei residui di polietilene a bassa densità (LDPE) mediante catalisi indotta dalla luce visibile. L’elemento clou del processo sono dei minuscoli bastoncini (nanorods) in ossido di zinco, un composto chimico inorganico in grado di accelerare diverse reazioni chimiche quando attivato dalla luce.

 

Il team ha sottoposto alcuni frammenti di microplastiche a degradazione fotocatalitica per 175 ore in una piastra di Petri contenente i nanorods e l’acqua deionizzata e illuminata da una lampada alogena. I risultati del test hanno mostrato un aumento del 30% dell’indice di carbonile, un marcatore utilizzato per dimostrare la degradazione dei residui polimerici. “Il nostro studio mostra risultati piuttosto positivi sull’efficacia della rottura delle molecole di polietilene a bassa densità, con l’aiuto del nostro nanorivestimento sotto la luce solare  – spiega il Prof. Joydeep Dutta, del KTH Royal Institute of Technology – In pratica, ciò significa che una volta applicato il rivestimento, le microplastiche saranno degradate esclusivamente attraverso l’illuminazione. I risultati forniscono nuovi spunti sull’uso di una tecnologia pulita nella lotta all’inquinamento microplastico globale”.

 

>>leggi anche Le alternative alla plastica: ecco i materiali che premiano l’ecologia<<

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