• Articolo Washington, 16 aprile 2019
  • 23 Ministri delle Finanze formano la coalizione contro il cambiamento climatico

  • Un accordo preso a margine dell’annuale meeting di primavera presso il Fondo Monetario Internazionale a Washington.

cambiamento climatico finanzaTra i firmatari sia Paesi sviluppati che in via di sviluppo: uniti per supportare azioni economiche in contrasto al cambiamento climatico

 

(Rinnovabili.it) – I Ministri delle Finanze di 23 Nazioni hanno formato una coalizione per supportare l’introduzione di misure contro il cambiamento climatico nelle azioni economiche dei rispettivi governi: l’annuncio in occasione del tradizionale meeting di primavera presso il Fondo Monetario Internazionale.

 

La coalizione è stata formata dai Ministri delle Finanze di: Austria, Cile, Costa Rica, Costa d’Avorio, Danimarca, Ecuador, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Kenya, Lussemburgo, Isole Marshall, Messico, Olanda, Nigeria, Filippine, Spagna, Svezia, Uganda, Regno Unito e Uruguay. Un mix di Paesi sviluppati e in via di sviluppo, riuniti sotto la guida dei “principi di Helsinki” per una crescita economica ecologicamente sostenibile.

 

L’accordo identifica esplicitamente il cambiamento climatico come un potenziale rischio per “la crescita e la stabilità macroeconomica”. Tuttavia l’approccio individuato dai firmatari non è necessariamente catastrofista: “Il climate change è un vero problema ai giorni nostri ma possiamo trasformarlo in un’opportunità – ha spiegato il ministro cileno Felipe Larraín Bascuñán – Sia la crescita economica che la riduzione delle emissioni sono necessarie. Dobbiamo prendere impegni concreti e ambiziosi per tradurre tutto ciò in azione”.

 

Una transizione relativamente facile per alcuni dei Paesi firmatari, ben più difficile per altri: “Il Fondo Monetario Internazionale continua a suggerire di eliminare i sussidi per i carburanti fossili e di utilizzare le risorse in altri settori – ha spiegato Zainab Ahmed, Ministro delle Finanze della Nigeria – In linea di principio è giusto, ma in Nigeria non abbiamo un programma per rimuovere i sussidi perché non è stato progettato un sistema cuscinetto che protegga economicamente i nostri cittadini da questo cambiamento”.

Ne è ben consapevole Christine Lagarde, direttrice del FMI che in una conferenza ha affermato: “Deve esserci una rete di sicurezza per la protezione sociale in modo che le parti più esposte della popolazione non subiscano il peso del principio di rimozione dei sussidi”.

 

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Anche Rachel Kyte, a capo del Dipartimento per l’Energia sostenibile delle Nazioni Unite, riconosce la disparità tra le Nazioni parte della coalizione: “Per quanto riguarda la riduzione delle emissioni, pochi Paesi hanno sviluppato l’intera gamma di strumenti politici a loro disposizione per promuovere l’energia pulita, l’efficienza energetica, i cambiamenti nell’uso del territorio e promuovere una crescita pulita che garantisca anche posti di lavoro – ha spiegato Kyte – Mentre più preoccupante è che ancora meno Nazioni abbianopiani per far fronte alla pressione del bilancio pubblico sui costi dell’adattamento e della resilienza agli impatti climatici”.

 

“Sta emergendo una delicata architettura finanziaria per la finanza sostenibile – ha concluso Nick Robins, professore di economia la London School of Economics e consigliere per le Nazioni Unite, commentando l’accordo tra i ministri siglato presso il FMI – Questi spazi (la tipologia di incontro in  cui è nato l’accordo, ndr), se ben progettati, sono luoghi in cui le persone si possono incontrare e condividere le esperienze. Dobbiamo dimostrare che la politica climatica può essere un motore per migliorare le condizioni di vita delle persone”.

 

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