• Articolo Malé, 22 febbraio 2012
  • Grazie a lui le Maldive stanno lottando per rimanere a galla

    Mohamed Nasheed, un eroe dell’ambiente

  • L’uomo che ha agito local pensando global sa bene che la ricerca di tutto ciò che di “poco sostenibile” c’è nel mondo parte da lontano, ma passa anche dalla barriera corallina


(Rinnovabili.it) – L’immagine di un’Italia che scompare sommersa dalle acque mediterranee è un pensiero che non ci sfiora minimamente la mente per quanto assurdo. Il Paese si troverebbe ad affrontare una serie di conseguenze economiche, politiche e sociali inimmaginabili, oltretutto senza avere né i mezzi per farlo né un posto dove andare. Ovvio che sono diverse le dimensioni, ma nel bel mezzo dell’Oceano Indiano c’è qualcuno che questa minaccia l’ha dovuta gestire veramente e che, spesso a suon di provocazioni, ha provato a trovare soluzioni al problema.
Si chiama Mohamed Nasheed ed è l’ex Presidente della Repubblica delle Maldive considerato da molti il promotore di una conversione ecologica senza precedenti. Nasheed ha 45 anni ed è stato alla guida delle oltre 1.000 isole coralline per poco più di 3 anni, dal novembre del 2008 al febbraio di quest’anno. Il suo nome oggi ci suona più familiare un po’ per i recenti fatti di cronaca, che lo hanno visto costretto a dimettersi pochi giorni fa in seguito a un colpo di stato, un po’ perché di sicuro non è passato inosservato per la provocazione che ha usato non solo per aver cercato di portare la democrazia alle Maldive, ma anche per aver partecipato attivamente alla creazione di una maggiore consapevolezza dell’impatto climatico in uno degli arcipelaghi più belli del mondo.
Tanti i riconoscimenti raccolti negli anni, uno l’obiettivo che Nasheed ha trasformato in un credo politico: far diventare le Maldive il primo Paese carbon neutral della storia. Nel corso del suo mandato, infatti, l’ex Presidente ha messo in atto una serie di iniziative volte, da una parte, a rendere le Maldive un paradiso di sostenibilità e a evitare che il suo popolo (nemmeno 400.000 abitanti) diventasse un rifugiato climatico, dall’altra, a portare all’attenzione mondiale la necessità che ognuno facesse la propria parte di sacrificio in termini di lotta al cambiamento climatico.

Al di là della delicata situazione politica, che ha visto susseguirsi dominazioni, totalitarismi, presunte (neanche troppo) violazioni dei diritti umani e colpi di stato, le Maldive vivono anche una particolare situazione fisica, legata agli effetti che il climate change ha imposto all’arcipelago. Il pericolo è quello di una futura sommersione delle isole che si trovano più o meno a 2 metri sopra il livello del mare ed è proprio da questo pericolo che Nasheed ha iniziato a muovere i suoi primi passi “verdi”. È il marzo del 2009 quando dichiara di voler sciogliere “il patto fatto col diavolo del carbone” per simpatizzare col mondo, più pulito, delle energie rinnovabili, iniziando a mettere in pratica misure tese a ridurre al minimo le emissioni dei gas climalteranti e l’inquinamento. Nasheed aveva ben chiaro già allora quanto fosse elevato il costo di una non azione: il sacrificio c’era e sarebbe stato sentito da tutti, ma per lui era giusto che ognuno iniziasse ad agire. E così è stato.
Per prima cosa istituisce un fondo con i proventi derivanti dal turismo, con il quale assicurarsi l’acquisto di un nuovo territorio nel caso in cui l’innalzamento delle acque avesse la meglio sui piccoli pezzi di terra emersa; poi una tassa verde che avrebbe obbligato i circa 700.000 turisti che in un anno raggiungono gli atolli delle vacanze all inclusive a versare 3 dollari al giorno per tutto il tempo della loro permanenza. Successivamente si dedica ai grandi investimenti e dà il via a tutte le “alternative”, dall’eolico, al fotovoltaico, finanche al biochar, un carbone biologico creato con gli scarti delle noci di cocco, di sicuro meno nocivo ed emissivo di quello tradizionale. Nasheed oramai ha raccolto la sfida e in prima persona la porta avanti. È lui stesso infatti a salire sul tetto della propria abitazione per installare con le sue mani il proprio impianto fotovoltaico. È sempre lui a scendere in campo per stimolare nel suo popolo atteggiamenti green, accompagnandoli in un percorso che possa lasciare impronte ecologiche più leggere. Tutti gesti che agli occhi della gente dimostrano la reale fattibilità di cose che fino ad allora si sentivano solo da lontano.

Ma l’ex Presidente attira anche l’attenzione internazionale con trovate spesso curiose di cui si parla un po’ ovunque. Siamo quasi alla fine del 2009 e un centinaio di atolli dell’arcipelago sono ormai danneggiati dall’erosione. Ignorare le conseguenze dei cambiamenti climatici sembra rendere impossibile la sopravvivenza stessa del Paese. Ecco allora la trovata: una speciale sessione subacquea del consiglio dei ministri a 6 metri di profondità nella quale ratificare un appello internazionale per chiedere ai grandi emettitori di darsi una regolata. L’operazione riesce, ne parlano i giornali di tutto il mondo e per la prima volta il problema delle Maldive giunge anche a chi non ne conosceva nemmeno l’esistenza. Nasheed palesa al mondo intero la situazione che si potrebbe manifestare tra qualche anno: non riuscire a salvare le Maldive lascia pensare che non vi siano molte possibilità per il resto del mondo.
Con l’inizio del nuovo anno continuano gli appelli. Dal World Future Energy Summit Nasheed vuole che si rafforzino gli accordi di Copenhagen affinché diventino un modello per un’azione salva-pianeta. Non c’è tempo di incontrarsi di anno in anno per negoziare, ratificare e fare il punto della situazione. Lo sa bene chi con il problema ci convive quotidianamente. Processato e arrestato più di una volta nel corso della sua vita, spesso per aver contestato non poco il suo predecessore Maumoon Abdul Gayoom, Nasheed ha lanciato il suo ultimo allarme all’incirca un mese fa ad Australia, Sri Lanka e India, i territori dove gli abitanti delle Maldive andrebbero a rifugiarsi se il livello del mare continuasse a salire. Dopo poco, lo scorso 7 febbraio, le dimissioni da Presidente con le quali, però, non rassegna quelle da “eroe dell’ambiente”, uno dei tanti riconoscimenti guadagnati nel corso degli anni. Il “non stupido” nell’”età degli stupidi” non è abituato a guidare il Paese con il guanto di ferro e preferisce farsi da parte. Il colpo di stato sembra venire proprio dal “nemico politico” contro il quale Nasheed ha sempre combattuto: Gayoom. Non rispondere con la stessa moneta è il gesto che lo consacra come uomo coerente, ma la sua uscita dalla scena politica e i suoi fasti ancora vivi nella memoria ci fanno pensare che non avrà lo stesso riguardo nel continuare a lottare contro un nemico di gran lunga più faticoso: quello “climatico”.