• Articolo Firenze, 16 dicembre 2014
  • L'innovativa tecnologia si sta preparando per la fase commerciale

    Monitorare il clima? Ci pensa lo scanner firmato CNR

  • Dalla ricerca italiana arriva una nuova tecnologia laser che consente di misurare il radiocarbonio presente nell’atmosfera per il monitoraggio della CO2

Monitorare la CO2? Ci pensa lo scanner firmato CNR(Rinnovabili.it) – Si chiama SCAR, acronimo di Saturated-absorption CAvity Ring-down, ma non fatevi spaventare dal nome. Dietro quelle che per alcuni potrebbero essere parole senza senso si nasconde infatti un gioiello della ricerca “made in Italy”, una nuova tecnologia laser creata per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico. A metterlo a punto sono stati i ricercatori del CNR che ora, attraverso il proprio Istituto nazionale di ottica (Ino-Cnr), sono pronti portarlo sul  mercato attraverso la collaborazione con l’azienda americana Planetary Emissions Management. “La nuova metodologia si basa su una tecnica spettroscopica ad altissima sensibilità […] che consente di misurare direttamente il numero di molecole di CO2 contenenti l’atomo di radiocarbonio presenti in atmosfera”, spiega Paolo De Natale, direttore Ino-Cnr e responsabile del gruppo di ricerca.

 

In altre parole, grazie a SCAR si potrà misurare l’anidride carbonica con una sensibilità e precisione mai raggiunte prima per via ottica, aprendo la porta a importanti ricadute per il monitoraggio del clima globale, così come per la sicurezza e la datazione dei reperti archeologici. “Lo strumento da noi brevettato  – continua De Natale – ha diversi vantaggi. È portatile, occupando uno spazio di quasi 100 volte inferiore rispetto agli apparecchi finora utilizzati, ed è più economico di almeno 10 volte. Inoltre può essere usato con diversi tipi di molecole”.

La tecnologia – ora in fase di sviluppo- “utilizza gli effetti non lineari che spesso si osservano quando si studia la materia, in questo caso le molecole, con luce laser”, precisa Giovanni Giusfredi, ricercatore Ino-Cnr. “Questi effetti, che richiedono specchi ad alta riflettività per aumentare l’intensità di luce nel gas, sono invece evitati dalle tecniche standard fino ad oggi utilizzate. Scar rappresenta in un certo senso la ‘pietra d’angolo scartata dai costruttori’, necessaria per identificare il bassissimo segnale utile a identificare le particelle di 14CO2 dal cosiddetto ‘rumore di fondo'”.

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