• Articolo San Francisco, 20 marzo 2019
  • California, corte federale collega il diserbante Monsanto Roundup all’insorgere del tumore

  • La corte federale di San Francisco ha stabilito che l’uso prolungato del diserbante prodotto dalla Monsanto sia stato uno dei fattori sostanziali per l’insorgere del linfoma non-Hodgkin nel californiano Edwin Hardeman

roundup diserbante glifosatoL’erbicida Roundup, a base di glifosato, viene commercializzato in tutto il mondo da circa 40 anni

 

(Rinnovabili.it) – La corte federale di San Francisco, in California, ha stabilito che il prolungato utilizzo dell’erbicida a base di glifosato RoundUp prodotto dalla Bayer – Monsanto è stato uno dei “fattori sostanziali” che hanno causato l’insorgere del linfoma non-Hodgkin in un uomo statunitense di 70 anni. La decisione apre ora la strada al processo per l’accertamento delle responsabilità e l’eventuale indennizzo, ma potrebbe rappresentare un precedente giudiziario per le numerose cause contro la Monsanto negli Stati Uniti e non solo.

 

Ora possiamo concentrarci sulla presentazione delle prove che la Monsanto non ha assunto le proprie responsabilità né un approccio oggettivo nel chiarire se il Roundup fosse sicuro o no – hanno dichiarato Aimee Wagstaff e Jennifer Moore, legali di Edwin Hardeman, che tra il 1980 e il 2012, quando gli fu diagnosticato il cancro, ha usato regolarmente il pesticida nella sua proprietà di Sonoma County, in California – Dalle azioni della Monsanto, invece, risulta chiaro che l’azienda non è particolarmente interessata a capire se i propri prodotti causano tumori alla gente che li utilizza e che, piuttosto, sono concentrati a manipolare l’opinione pubblica e a sabotare coloro che legittimamente si preoccupano per la questione“.

 

La Bayer, che recentemente ha acquisito la Monsanto, ha manifestato il proprio disappunto rispetto alla decisione presa dalla giuria californiana:Speriamo che le prove che presenteremo nella seconda fase del processo dimostreranno come la linea di condotta della Monsanto sia stata corretta e che la compagnia non sia responsabile del cancro del signor Hardeman“, si legge in un comunicato della multinazionale biochimica.

I legali della Monsanto hanno insistito piuttosto sull’età del signor Hardeman (66 anni nel momento in cui gli fu diagnosticato il tumore) e al fatto che soffrisse di epatite C, fattore che, a loro avviso, lo esponeva particolarmente all’insorgere del linfoma. L’accusa, tuttavia, è riuscita a dimostrare la non correlazione tra le patologie pregresse e l’insorgere del tumore e quindi la necessità di indagare possibili cause esterne come appunto l’uso del pesticida.

 

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Si tratta della seconda sconfitta in tribunale per l’azienda di biotecnologie agrarie: lo scorso agosto, sempre il California, un tribunale aveva condannato la Monsanto a risarcire con 289 milioni di dollari, poi ridotti a 78,5 milioni in appello, il giardiniere scolastico Dewayne “Lee” Johnson cui era stato diagnosticato lo stesso linfoma del signor Hardeman.

 

Mentre l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha catalogato il glifosato come probabilmente cancerogeno, l’Environmental Protection Agency degli Stati Uniti ne ha concesso l’utilizzo. In Europa, l’uso di pesticidi a base di glifosato è stato prolungato nel 2017 per altri 5 anni (fino a dicembre 2022) in attesa di completare gli studi scientifici a riguardo.

 

Attualmente, nei soli Stati Uniti, ci sono circa 11,200 cause aperte contro la Monsanto e in particolare contro la commercializzazione del diserbante Roundup. Di queste, 760 sono state intentate nell’area di giurisdizione della corte federale di San Francisco che, con ogni probabilità, guarderà al caso Hardeman come un rilevante precedente giuridico.

 

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