• Articolo Southampton, 19 dicembre 2012
  • Uno studio di un team di ricercatori europei

    Nel DNA delle piante il segreto per combattere la siccità

  • Studiando il DNA delle piante che sopravvivono anche in quasi totale assenza di acqua i ricercatori sperano di trovare la chiave per la sicurezza alimentare del futuro

(Rinnovabili.it) – La minaccia della siccità spaventa coltivatori e consumatori, preoccupati per la sicurezza alimentare del pianeta, messa sotto pressione dai danni portati dal cambiamento climatico.

L’acqua, componente essenziale per la crescita delle piante, sembra non essere però fondamentale per alcune particolari specie di vegetali, che possono sopravvivere anche senza irrigazione. La scoperta è di un gruppo di ricercatori europei, al lavoro per capire quali siano e anche modo alcune colture riescano a sopravvivere e a crescere in assenza di acqua.

 

Il programma che sta prendendo in esame l’argomento è noto con il nome di WATBIO, finanziato dal 7° Programma quadro dell’Ue con la somma di 9 milioni di euro. Guidato dall’Università di Southampton, nel Regno Unito, il consorzio WATBIO sta indagando la produttività delle colture in un clima futuro, nel quale si prevedono periodi sempre più frequenti e prolungati di siccità. Nello specifico però WATBIO sta analizzando colture non alimentari, utili per la produzione di biomassa tra cui pioppo, miscanto e canna comune studiandone il DNA.

 

“Il nostro obiettivo primario è quello di caratterizzare la grande quantità di variazioni del DNA in questi colture sottoutilizzate e sfruttare queste informazioni per ottenere raccolti migliori” ha detto il professor Gail Taylor, direttore di Ricerca per le Scienze Biologiche presso l’Università di Southampton, specificando che il team sta lavorando sul DNA i circa 50 alberi di pioppo prelevati da diverse zone dell’Europa, tra cui anche i siti particolarmente aridi dell’Europa meridionale per capire quali varianti genetiche migliorino la resistenza alla carenza di acqua. “Queste varianti del DNA possono quindi essere utilizzate in programmi di miglioramento genetico, che ci permettono di sfruttare la potenza della biologia molecolare senza la necessità di colture geneticamente modificate.”