• Articolo Roma, 11 gennaio 2019
  • Norme per la gestione acque pubbliche, le Regioni scuotono la testa

  • Bocciatura unanime delle proposte di legge. Spano: “Non abbiamo bisogno di un rifacimento normativo frettoloso e confuso”

acque pubbliche

 

La Conferenza delle Regioni annuncia una serie di emendamenti alle norme sulla gestione delle acque pubbliche

(Rinnovabili.it) – L’emergenza idrica del 2017 ha destato in Italia una nuova attenzione politica sulla questione delle acque pubbliche. E in breve tempo in Parlamento sono approdate due proposte di legge pensate per dare stabilità e sicurezza al settore: le “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” a prima firma di Federica Daga (M5S) e i “Princìpi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque” a prima firma di Chiara Braga (PD). I due testi, presentati abbinati alla Camera, hanno iniziato questa estate l’iter in Commissione Ambiente. L’obiettivo è ridefinire il sistema di pianificazione e di gestione dell’acqua, favorendo la definizione di un governo pubblico e partecipativo in cui i cittadini siano resi protagonisti consapevoli.

 

Oggi tuttavia arriva la bocciatura da parte delle Regioni. Audita nell’aula di Montecitorio, la Commissione Ambiente ed energia della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha sottolineato una serie di criticità, che fanno immaginare un nuovo scontro tra potere centrale e regionale. Per Donatella Spano Assessore Regione Sardegna e Coordinatrice della Commissione “abbiamo bisogno di tutto tranne che di un rifacimento organizzativo frettoloso o, peggio, di elementi di confusione normativa”. “Oggi – spiega Spano in una nota stampa – c’è una situazione di governance che tutela sufficientemente le risorse idriche anche perché siamo riusciti a superare la frammentazione del sistema che prima era organizzato talvolta in maniera troppo parcellizzata. Ci sono indubbiamente aspetti sociali che vanno tutelati e che riguardano la politica tariffaria, in particolare per quanto riguarda le fasce più deboli della popolazione, che possono però tranquillamente essere perseguiti con le norme vigenti”. In poche parole, per le Regioni la disciplina sulla gestione acque pubbliche non va toccata perchè già in grado di risolvere le criticità esistenti nel sistema nazionale.

 

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Il dito è puntato anche sul rischio di interferenza dello Stato sul potere locale, un aspetto che riguarderebbe in particolare una delle due proposte su cui Spano evidenzia “un forte dubbio di legittimità costituzionale […] Se è vero che i principi generali della tutela dell’ambiente e quelli della tutela della concorrenza fanno capo allo Stato, è altrettanto vero che la gestione delle acque riguarda le funzioni attribuite alle Regioni, così come previsto dall’articolo 89 del decreto legislativo 112/1998”. 
“In ogni caso – ha proseguito la Coordinatrice della Commissione Ambiente della Conferenza delle Regioni – non appena la Conferenza delle Regioni lo avrà approvato faremo pervenire alla Commissione un documento con proposte puntuali ed emendamenti necessari affinché la discussione possa procedere guardando all’interesse dei cittadini e alla valorizzazione delle autonomie territoriali”. 

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