• Articolo Halden, 25 ottobre 2016
  • La perdita radioattiva è avvenuta ieri pomeriggio

    Norvegia: incidente in reattore nucleare. Le autorità: “Nessun rischio”

  • Risale a ieri pomeriggio la perdita radioattiva di I-131 presso il reattore di Halden, nella Norvegia sudorientale. I tecnici sono ancora al lavoro per scongiurare il peggio

Norvegia: incidente in reattore nucleare. Le autorità: “Nessun rischio”

 

(Rinnovabili.it) – Le autorità assicurano che non c’è alcun rischio di contaminazione per ambiente o persone. Ma l’incidente che si è verificato ieri pomeriggio al reattore nucleare di Halden, in Norvegia, non è ancora del tutto sotto controllo. Secondo quanto riporta un comunicato della Norwegian Radiation Protection Authority (NRPA), la fuoriuscita di materiale radioattivo non è stata ancora bloccata e i tecnici continuano a lavorare per scongiurare il peggio.

L’incidente è accaduto intorno alle 2 del pomeriggio di lunedì 24 presso il reattore nucleare ad acqua bollente di Halden, nella provincia sudorientale di Ostfold. Halden è uno dei due reattori dedicati alla ricerca oggi attivi in Norvegia, dove non sono mai state costruite centrali per lo sfruttamento di energia nucleare. Costruito nel 1955, diventato operativo tre anni dopo, Halden è gestito dall’Institute for Energy Technology norvegese e nella disponibilità dell’Ocse. I media nazionali di recente avevano riportato la notizia di una sua imminente chiusura, senza però fornire ulteriori dettagli sui tempi né sulle motivazioni.

 

A quanto si legge nel comunicato di NRPA, si sarebbe verificata una perdita di radioiodio (I-131) all’interno del reattore durante la fase di trattamento del combustibile. La causa sarebbe imputabile ad un errore tecnico avvenuto durante il processo. Il personale presente al momento nell’impianto è stato subito evacuato.

Lo I-131 è un isotopo radioattivo dello iodio che viene principalmente impiegato in ambito medico e farmaceutico (viene usato ad esempio in piccolissime quantità per i trattamenti alla tiroide). La sua emivita di decadimento radioattivo è di 8 giorni, ma è uno dei prodotti nucleari più pericolosi data la sua estrema tossicità. Può causare mutazione o morte delle cellule con cui entra in contatto. Le autorità però affermano che le emissioni registrate dopo l’incidente restano molto basse e che non ci sarebbe il rischio che la fuoriuscita superi le pareti dell’impianto, contaminando l’ambiente.

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