• Articolo Roma, 8 settembre 2015
  • Nuovi inceneritori: le ragioni del no

  • Zero Waste Italy chiama alla mobilitazione contro il dl applicativo dell’art.35 dello “Sblocca-Italia” che prevede 12 nuovi inceneritori

Nuovi inceneritori: le ragioni del no

 

(Rinnovabili.it) – Sbagliato nell’impostazione concettuale e con non pochi errori di calcolo e distorsioni dei fatti. E’ severa la bocciatura della legge sugli inceneritori da parte di Zero Waste Italy e delle altre associazioni scese in piazza oggi per ribadire le ragioni del NO. Le stesse, in parte, che hanno portato a schierarsi apertamente contro la nuova misura governativa tutte e 10 le regioni selezionate dal governo per ospitare i nuovi impianti. Proprio a loro si rivolge l’associazione, in questa seconda giornata di mobilitazioni contro il dl applicativo dell’art.35 dello “Sblocca-Italia”, chiedendo di “non firmare questo atto di prepotenza avvelenato ed autoritario”.

 

IL MITO DELL’INFRASTRUTTURA STRATEGICA

Domani 9 settembre si riunirà, infatti, la Conferenza Stato-Regioni con l’obiettivo di approvare lo schema del provvedimento; una volta ottenuti tutti i semafori verdi, l’incenerimento passerebbe da “attività di smaltimento” ad “attività di recupero” divenendo l’arma numero uno del Governo per uscire dal problema rifiuti.  Cosa vorrebbe dire nella pratica? La costruzione di 12 nuovi impianti d’incenerimento (3 nel nord Italia, 4 nel centro, 3 nel Sud e 2 in Sicilia) e la “ristrutturazione” e riapertura di impianti obsoleti.

Chi sostiene che queste centrali siano necessarie, come il ministro dell’ambiente Galletti, porta avanti la tesi della “necessità”: con una gestione in discarica del 40% dei rifiuti prodotti e una sanzione giornaliera da parte dell’Europa che inasprisce il problema, i termovalorizzatori diventano “infrastrutture strategiche” (sono così definite nella bozza del provvedimento). Soluzione oggi peraltro ampiamente ed efficacemente usata in Paesi come Germania o Svezia, paesi che in alcuni casi paghiamo affinché smaltiscano i nostri rifiuti.

 

CHI L’HA DETTO CHE DOBBIAMO INCENERIRE I RIFIUTI?

Perché allora questa strenua opposizione? Le ragioni di chi vi si oppone sono molteplici e ben ponderate, a cominciare dalla critica all’impostazione concettuale dello Schema di Decreto. Nel testo “l’obbligo di pretrattamento dei rifiuti” a cui l’UE ci richiama con la Direttiva 99/31 (e il cui mancato rispetto ci ha fatto meritare la salata multa) è recepito unicamente come ricorso a sistemi di trattamento termico, stabilendo che il rifiuto urbano residuo (RUR) debba necessariamente passare attraverso sistemi di incenerimento (o co-incenerimento). Questo, spiegano le associazioni, “non è condivisibile, né corretto, in quanto non c’è nulla che attesti un tale obbligo nelle Direttive UE, ed esistono invece altri sistemi di pretrattamento”.

 

I MODELLI VIRTUOSI MANDANO IN CRISI GLI INCENERITORI

Tra i motivi di opposizione, Legambiente ricorda anche come manchi perfino l’oggetto del contendere, e cioè i quantitativi di rifiuti: già oggi gli impianti da poco costruiti, come ad esempio quello di Parma, sono in grande difficoltà perché grazie alle raccolte differenziate domiciliari e la tariffazione puntuale non hanno più i rifiuti dal territorio che li ospita e sono costretti a cercarli da altre regioni. “E lo stanno facendo utilizzando proprio l’articolo 35 dello Sblocca Italia che smonta il condivisibile principio di prossimità, moltiplicando i viaggi dei rifiuti urbani da una parte all’altra del paese e permette anche di riautorizzare gli impianti sul carico termico massimo, aumentando i quantitativi di rifiuti da bruciare”.

 

ECONOMIA CIRCOLARE, QUESTA SCONOSCIUTA

In realtà a guardar bene, a livello tecnico nello schema di decreto, sono diversi i passaggi di calcolo segnalati come “errati, artificiosamente errati, ed al solo scopo strumentale di massimizzare il calcolo delle necessità di ulteriore incenerimento”.

“Il Governo, invece di impegnarsi a promuovere un Piano Nazionale del Riciclo e della Riparazione-Riuso (ed anche la reintroduzione del vuoto a rendere), misura che darebbe lavoro a centinaia di migliaia di persone (pensiamo ad esempio a tutte le operazioni di estrazione di metalli preziosi dai Rifiuti elettrici ed elettronici!) subisce la lobby degli inceneritori e delle fameliche multi utilities”, commenta Zero Waste Italy. “Se questo tentativo passasse si brucerebbe l’opportunità di estendere sempre più le buone pratiche verso Rifiuti Zero, decisive non solo per la tutela sanitaria ed ambientale delle comunità e dei territori, ma addirittura per la nostra intera economia, bisognosa delle materie prime-seconde contenute nei rifiuti”. Un calcio a risorse preziose pagato direttamente dalle bollette dei cittadini.

 

11 Commenti

  1. giuliano
    Posted settembre 9, 2015 at 8:01 pm

    Ripeto tanto questo messaggio finirà nel cestino:la conoscete la piroscissione o pirolisi? Abbiate almeno il coraggio di dirmi di tacere……………essendo ignorante……….Propongo di consigliarmi le risposte gradite a voi che devo spedire
    piroscissione – Dizionario Repubblica >>Maim Engineering srl | COSA É LA PIROLISI?

  2. Luca
    Posted settembre 28, 2015 at 6:38 pm

    Essendo grande sostenitore della riduzione dei consumi energetici (tramite la loro razionalizzazione, l’efficienza energetica e le FER), della regola delle 3 o delle 5R (e quindi dell’economia circolare) e della necessità di una spinta dematerializzazione del sistema economico (meno beni materiali perfettamente superflui e molti più servizi utili) sarei molto contento se si potessero evitare i TERMOVALORIZZATORI (solo la parola inceneritori scatena delle rivolte), ma ci sono alcune considerazioni da fare.
    1) Ci sono dei materiali non ancora riciclabili come materia o il cui riciclo meccanico consuma una quanità eccessiva di energia (con le relative emissioni) senza produrre materie prime seconde effettivamente utili; si pensi ai materiali poliaccoppiati (se per evitare questi si diminuisce la conservazione degli alimenti, allora si fa più danno che altro!), ai materiali sfusi e incorenti quali la polvere, ai materiali infetti non solo degli ospedali ma anche degli appartamenti, ai tessili sporchi di materiali pericolosi, ecc.
    2)Gran parte della popolazione (giovani in età scolare compresi) si sbatte completamente della RD e della riduzione tramite gli acquisti intelligienti e di merce sfusa, non solo perché non ci sono suffiecienti cassonetti o punti vendita attrezzati, ma anche, e soprattutto, perché non c’é senso civico e coscenza energetico/ambientale; perché dobbiamo continuare a riempire le discariche con materiale perfettamente riciclabile che non verrà mai più recuperato?
    3)Ci sono molte altre sorgenti emissive che si potrebbero ridurre notevolmente ma non ottengono un tale schieramento (carne, traffico, industria più o meno pesante, riscaldamenti con impianti vecchi, mal gestiti ed involucri edilizi colabrodo).
    4) La combustione dei CDR ottenuti dai TMB viene effettuata presso una miriade di cementifici e vecchie centrali che magari non hanno nemmeno i filtri adatti e non sono comunque monitorati o monitorabili da una molteplicità di soggetti (pubblico compreso); non sarebbe meglio avere un unico impianto BAT con le emissioni monitorate in continuo dall’ARPA, dall’ASL e da ognuno di noi tramite internet?
    5)Non si vogliono nuovi impianti; benissimo, allora bisogna trasportare i rifiuti prodotti dove non ci sono impiantio di trattamento (anche di RD!!!) presso gli impianti BAT già in esercizio, oppure costruire nuovi impianti di RD (digestione anaerobica, piazzole di selezione, ecc): non si può non fare nulla!!!!
    5)I rifiuti accumulati finora (es. ecoballe al sud) dove vanno? Mandiamo qualcuno a metterci le mani dentro (sempre che sia possibile ricavare ancora qualche materiale sano da cumuli di m………………)?
    6) Dai TMB si ottiene biostabilizzato da smaltire in discarica (ci sono dei recuperi possibili, ma anche le scorie sono totalmente recuperabili!!!!) e realisticamente sono separabili e riutilizzabili (dato lo stato del matreriale misto) solo i metalli ferrosi e non (anche dalle scorie), pochissima plastica ed il vetro (assolutamente non carta, tessili e metalli inglobati in altri materiali!!);perché inoltre destinare energia elettrica ad una separazione che potrebbe essere fatta a monte con la sola energia della buona volontà?
    In conclusione o si fanno nuovi impianti di RD e si educa le persone fin dalla scuola elementare, o si fanno nuovi impianti di termovalorizzazione (o altro trattamento equivalente) nel minor numero possibile e dotati di tecnologia BAT mediante uno studio accurato, o si trasportano gli RSU indifferenziati presso gli impianti già esistenmti per evitare nuovi impianti sottoutilizzati!!!!

  3. Pier Giorgio Confent
    Posted settembre 30, 2015 at 12:35 pm

    Le posizioni “a priori” mi lasciano sempre sconcertato specie se vengono da ingegneri che dovrebbero aver dimestichezza con l’analisi tecnico – economica.
    La raccolta differenziata se spinta eccessivamente richiede maggior consumo di carburante e quindi provoca un inquinamento eccessivo.
    Penso, sulla scorta delle soluzioni in altri paesi europei, che vi sia un ambito per la differenziata ed un ambito per la combustione.
    Si tratta di fare dei conti seri di convenienza per i costi, per l’ambiente e per il risparmio energetico.

  4. Marcello Marconi
    Posted ottobre 4, 2015 at 1:45 pm

    Visto che l’intestazione di questa pagina invita tutti a Parigi (per la festa dell’ecologia). Chi ci andrà vada anche a visitare i 6 “centre d’incinération” della città, quattro pubblici e due privati. E quando dico della città intendo nella città. Così tanto per informarsi su come va il mondo!

    • marino s.
      Posted ottobre 4, 2015 at 5:17 pm

      l’intestazione della pagina è AMBIENTE; nessuno invita nessuno a Parigi (quello è un bottone prova a cliccarci sopra); a Parigi non si terrà nessuna festa dell’ecologia ma un vertice internazionale sul clima; i due inceneritori privati della capitale continuano a sollevare non poche polemiche.

  5. albino
    Posted ottobre 4, 2015 at 9:44 pm

    siamo alle solite. Si fa un “frullato” di affermazioni sperando che, versandolo da qualche parte si trasformi nella “Verità Rivelata”.
    Nessuno affronta il tema della tecnologia impiegata per l’incenerimento, il che pone le premesse per una discussione assurda.
    In altre parole, se mi si propone di bruciare i rifiuti tal quali e di scaricare i fumi tal quali in atmosfera, sarei il primo ad essere contrario. Infatti, in tal caso i fumi avrebbero una temperatura T= 1.000-1.200°C ed a queste temperature è impensabile qualsiasi depurazione dei fumi. (una barra di acciaio -per capirci- diventa incandescente)
    Se invece si effettua la combustione dei rifiuti e se ne recupera il calore la temperatura dei fumi viene abbattuta a circa T= 180-200°C ed a questa temperatura è possibile -e si effettua- la depurazione dei fumi sia con elettrofiltri e sia con il vero e proprio lavaggio con acqua che abbatte drasticamente le polveri ed altri inquinanti che si formano a temperature elevate.
    L’inceneritore di Bolzano inquina meno di 1 Km di autostrada, come quello di Brescia.
    Uno dei più grandi inceneritori d’Europa, in Danimarca, a seguito di gara d’appalto internazionale, vinta da una Società … Italiana.
    Ciò vuol dire che la tecnologia italiana è stata valutata (all’estero) la migliore di quella tedesca, inglese, giapponese, americana ecc…
    Diciamo che i Paesi nordici sono “ecologici” ma utilizzano la nostra tecnologia.
    Perchè non la utilizziamo anche a casa nostra e continuiamo a “darci martellate sulle dita” ???
    Albino

    • Emilio Frasca
      Posted ottobre 5, 2015 at 12:40 pm

      Ma forse converrebbe leggere l’articolo per intero prima di protestare.

    • TrbVM
      Posted ottobre 6, 2015 at 5:00 pm

      Dal mio punto di vista non è solo una questione di inquinamento, ne è questa la questione principale.

      Penso che la prima domanda che dovremmo farci è se queste infrastrutture serviranno ai territori dove verranno costruite o se saranno uno spreco di soldi pubblici. Nella mia ignoranza immagino che la risposta per quanto riguarda alcune regione meridionali sia che possono servire, per quanto riguarda le regioni che conosco meglio però direi che la risposta è no, non servono, a meno di non pensare di smaltire in quelle regione i rifiuti di altre (con i costi di carburante ecc).

  6. Lorenzo Branca
    Posted ottobre 5, 2015 at 11:19 am

    In gioventù ho diretto i lavori del termovalorizzatore di Bergamo a Dalmine.
    Dalla ciminiera, grazie ai filtri, e ai lavaggi, usciva vapore acqueo.
    Con la centrale elettrica associata di 4 MW di potenza si alimentavano tutte le utenze pubbliche del Comune.
    Il forno era progettato dall’Italimpianti di Genova che vendeva forni ai tedeschi e agli svedesi. La turbina fu costruita a Riva Trigoso.
    Poi è arrivato Prodi e ha distrutto tutto.
    L’articolo del Consiglio è approssimativo ed ideologico. Vergognoso che venga sponsorizzato dal Consiglio Nazionale.

    • Emilio Frasca
      Posted ottobre 5, 2015 at 12:55 pm

      Se ha diretto i lavori saprà che non esce solo vapore acqueo dall’impianto di Bergamo, le emissioni nocive (HCl,NH3, TOC, CO, NOx, SOx,Polveri) sono monitorate puntualmente per assicurare che non superino i valori soglia. E comunque sembra che abbiate tutti problemi a capire i testi scritti: non c’è una sola riga che parli di inquinamento!! Qua di approssimativo c’è solo chi legge senza comprendere.

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