• Articolo Amsterdam, 3 giugno 2015
  • Ocean Cleanup è pronto a ripulire il mare dai rifiuti di plastica

  • L’innovativa soluzione ideata da un giovane olandese ripulirà le acque tra Giappone e Corea del Sud a partire dal secondo trimestre del 2016

Ocean Cleanup è pronto a ripulire il mare dai rifiuti di plastica

 

(Rinnovabili.it) – Boyan Slat, studente di ingegneria aerospaziale, aveva solo 19 anni quando ideò la sua personale soluzione al problema dei rifiuti di plastica in mare. Ora, solo due anni più tardi, quello che a prima vista sembrava essere solo un sogno si sta trasformando in realtà: il suo Ocean Cleanup, questo il nome dell’invenzione, è stato ingaggiato per ripulire le acque inquinate tra Giappone e Corea del Sud a partire dal secondo trimestre del 2016.

 

L’inquinamento marino da plastica è un problema che sta assumendo contorni sempre più preoccupanti. Ad oggi i rifiuti polimerici che galleggiano sulla superficie degli oceani sono valutati in 5.250 miliardi di frammenti, pari a migliaia e migliaia di tonnellate. I principali residui presenti sono costituiti di polietilene e polipropilene, polimeri utilizzati nella fabbricazione di prodotti di uso quotidiano tra i più diffusi, come borse, contenitori per alimenti e bevande, utensili da cucina e giocattoli. Le correnti oceaniche trasportano oggetti in plastica frammentati in pezzi sempre più piccoli, conosciuti anche come microplastiche, che possono avere una durata lunghissima, anche di centinaia d’anni e sono stati rilevati nell’88 per cento della superficie degli oceani.

 

Ocean Cleanup è pronto a ripulire il mare dai rifiuti di plastica

 

La soluzione proposta da Slat per ripulire le acque da questi pericolosi rifiuti si basa sull’idea di aspettare che siano quelle stesse correnti che hanno formato le gigantesche isole di spazzatura a portarli verso una sorta di gabbie galleggianti.

Il progetto consiste in una rete di enormi bracci galleggianti lunghi anche chilometri, e piattaforme di elaborazione che possono essere spediti verso i patch di spazzatura in corrispondenza di correnti marine in grado di addensare i rifiuti, dove agirebbero come imbuti giganti. La struttura prevede l’assenza di reti al di sotto delle braccia, in modo da rendere impossibile la cattura di pesci e altri esemplari che dovessero incrociare la barriera. Dopo un lungo studio di fattibilità,si è concluso che non solo che Ocean Cleanup sarebbe in grado di ripulire la metà delle Great Pacific Garbage Patch in soli 10 anni. E così, nel 2016, l’organizzazione fondata da giovane olandese implementerà una matrice di 2000 metri al largo dell’isola di Tsushima. La società sta anche lavorando con le autorità locali per capire se e come i rifiuti raccolti potranno essere utilizzati come fonte di energia.

2 Commenti

  1. toni
    Posted giugno 6, 2015 at 3:51 pm

    eliminare il problema alla fonte? meno imballi,logistica dei trasporti,etc ,etc ,anche questo sistema buono va a petrolio .

    • Simone Martini
      Posted luglio 18, 2015 at 12:44 am

      ci stanno lavorando.
      intanto però togliamo quello che c’è e quello che continuerà per anni ad esserci buttato.

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