• Articolo Parigi, 17 settembre 2015
  • Dopo la presa di posizione di altri tre Stati membri

    OGM: anche la Francia annuncia il divieto

  • Parigi scrive alla Commissione europea: vieterà entro i suoi confini gli OGM approvati e quelli in fase di autorizzazione a livello comunitario

OGM anche la Francia annuncia il divieto 2

 

(Rinnovabili.it) – La Francia ha chiesto alla Commissione europea di essere esclusa dai Paesi che coltiveranno OGM. Lo riporta l’agenzia di stampa Reuters, chiarendo che la domanda riguarda organismi geneticamente modificati già approvati, come ad esempio il mais MON 810 della Monsanto, oppure in fase di revisione a livello europeo. L’annuncio arriva tramite una comunicazione congiunta di aziende agricole e ministero dell’Ambiente.

La Francia diventa così il quarto Paese europeo ad esercitare il diritto di opt out (deroga) nei confronti della legislazione europea sugli OGM. Prima di Parigi, nelle scorse settimane erano arrivati il no della Germania e poi quello di Grecia e Lettonia.

 

Secondo la nuova legislazione comunitaria, emanata nel marzo scorso, i singoli Paesi possono richiedere l’esclusione da qualsiasi richiesta di approvazione per la coltivazione OGM che l’EFSA, Agenzia europea per la sicurezza alimentare, abbia invece precedentemente approvato. Secondo le disposizioni entrate in vigore, la comunicazione dell’opt out deve essere inoltrata sia alla Commissione europea che all’azienda biotech che ha presentato la domanda.

Per la Francia, primo coltivatore ed esportatore di grano dell’Unione, non è stato politicamente difficile giungere a questa decisione: lo dimostra il comunicato congiunto fra settore agricolo e ministero. Già da tempo, nei confini nazionali, il Paese aveva vietato la coltivazione del mais OGM della Monsanto.

 

OGM anche la Francia annuncia il divieto

 

In Italia vige una moratoria di 18 mesi, emessa subito dopo l’approvazione della direttiva 2015/412, che integra quella del 2001 sulle colture OGM. Tuttavia, le preoccupazioni non mancano, nonostante ogni Stato possa ora decidere di non piantare semi transgenici per motivazioni socio-economiche, di uso dei suoli, di pianificazione territoriale, di contaminazione transgenica di altre coltivazioni, di politica agricola e di politica ambientale.

Infatti, questo apparente riconoscimento della sovranità nazionale è una concessione che la Commissione europea accetta di buon grado. Lasciare mano libera agli Stati membri equivale a svuotare di significato il ruolo del Parlamento europeo, che non potrà più esprimersi in blocco su questo tema. Questo eviterà stalli prolungati, come quelli vissuti negli ultimi anni, sempre in cerca di quella maggioranza qualificata mai raggiunta. Il risultato è un più facile processo di approvazione degli OGM a livello europeo, perché la Commissione può letteralmente decidere da sola.

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