• Articolo Pechino/Tlajomulco , 2 ottobre 2014
  • In tutto il mondo continuano le pressioni dell’industria biotech per ampliare il mercato

    OGM: Monsanto apre in Messico, Pechino ci riprova

  • Nuovo attacco biotech: Monsanto apre un centro di ricerca in Messico, il governo Cinese prova ad “educare” i cittadini con giornali e tv al consumo di OGM

OGM Monsanto apre in Messico Pechino ci riprova-(Rinnovabili.it) – Monsanto aprirà una nuova struttura in Messico per avviare la ricerca su una nuova versione di mais OGM. L’ha definita un “global center”, e il suo scopo sarà lavorare per rifornire presto gli Stati Uniti con queste nuove pannocchie. La fondazione del nuovo centro di ricerca è stata sottolineata a suon di grancassa e dichiarazioni. In una nota della stessa Monsanto si eleva a paladina dell’ambiente, scrivendo che «lo scopo è creare nuove varietà resistenti alle malattie e allo stress che affligge le coltivazioni di tutto il mondo a causa delle condizioni negative provocate dal cambiamento climatico».

I messicani, però, non sembrano aver bevuto la storia, già informati della sentenza di un giudice federale che lo scorso anno, sulla base di un esposto del gruppo Acciòn Colectiva, aveva temporaneamente diffidato il governo dal rilasciare nuovi permessi alla multinazionale. Monsanto aveva risposto con una richiesta di rimuovere il giudice perché pregiudizievole.

 

Ma la pressione delle lobby pro biotech è forte in tutto il mondo. Tant’è che al suo estremo opposto, il governo cinese ha lanciato una campagna mediatica che coinvolge televisioni, giornali e internet, nel tentativo di convincere gli scettici della validità dei cibi geneticamente manipolati.

«Creeremo un atmosfera sociale positiva per il felice sviluppo dell’industria degli OGM», ha detto il ministro del’agricoltura.

Pechino vede il biotech come una fondamentale risorsa per dare risposte alla domanda di cibo della vasta popolazione, ma i cittadini non sono molto ricettivi. Non è che fino ad oggi il cibo cinese non abbia contenuto OGM, tutt’altro: il Paese importa milioni di tonnellate di soia modificata per nutrire i maiali negli allevamenti intensivi e per produrre l’olio, ma non ne ha ancora coltivata di propria. Pur avendo investito denaro nello sviluppo di mais e riso OGM, infatti, queste colture non sono mai giunte a produzione, a causa sia dell’opposizione, sia dei certificati di sicurezza, istituiti nel 2009 e scaduti a settembre. La scorsa primavera, invece, l’esercito cinese ha vietato gli OGM dai suoi approvvigionamenti. Il governo deve perciò fare i conti con una opinione pubblica piuttosto contraria a questi alimenti, oltre che indignata dalle denunce di Greenpeace China: lo scorso anno gli attivisti hanno trovato riso OGM illegalmente importato e venduto sui banchi di un supermercato.

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