• Articolo Strasburgo, 12 novembre 2014
  • Ancora una volta l’Ue non parla con una voce sola. E la frammentazione fa piacere ai promotori del Ttip

    OGM, libertà di scelta agli Stati. Vittoria o sconfitta?

  • Il Parlamento europeo ha lasciato libertà di scelta agli Stati membri per l’autorizzazione degli OGM. Per gli ambientalisti è un successo, ma restano molti dubbi

OGM libertà di scelta agli Stati

 

(Rinnovabili.it) – L’Europarlamento ha votato ieri un nuovo sistema per l’autorizzazione degli OGM che lascia liberi gli Stati membri di vietarli entro i propri confini per ragioni ambientali, anche se l’Unione avesse deciso di approvarli a livello comunitario. Diventerà legge nel 2015, ma prima servono altri passaggi: la proposta rischia di venire annacquata e il testo di diventare un cavallo di Troia durante le negoziazioni tra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento Ue. Per ora, tuttavia, il sistema approvato sta riscuotendo successo. Per i Verdi europei e la sinistra si tratta di una vittoria, e anche Greenpeace e Legambiente sono soddisfatte.

 

Ma è necessario guardare la questione da tutti i punti di vista. A livello politico è una sconfitta, perché ancora una volta l’Europa non parla con una sola voce sulle questioni ambientali. Inoltre potrebbe rivelarsi un duro colpo a livello economico per le colture biologiche: a meno che un campo coltivato secondo tecniche bio non si trovi a siderale distanza da un terreno zeppo di semi GM, infatti, i suoi prodotti perderanno necessariamente l’autorevolezza del marchio, in quanto a rischio contaminazione. Problema che potrebbe presentarsi anche tra Stati contigui che hanno adottato politiche diverse nei confronti delle colture geneticamente manipolate. Con pesanti ripercussioni sulle scelte democratiche di un Paese che ha optato per il divieto.

 

Diffusamente coltivati nelle Americhe e in Asia, gli OGM hanno scatenato un dibattito forte in Europa, che tra i più accaniti oppositori ha visto Francia, Germania e in qualche modo anche l’Italia, contro un gruppetto di favorevoli capitanato dal Regno Unito. Un tentativo di giungere a una posizione di compromesso è già fallito nel 2012, quando i ministri europei non sono stati in grado di accordarsi su una posizione comune. Nel frattempo, solo due varietà di mai OGM sono state approvate per l’uso commerciale in Ue, una delle quali è stata poi bloccata in un processo. Da circa dieci anni, il MON810 della Monsanto è l’unico mais geneticamente manipolato che si pianta nel vecchio continente: lo si trova in Spagna e Portogallo. Le cose però potrebbero cambiare: il capitolo dell’agroalimentare è uno dei punti chiave del Ttip, l’accordo di libero scambio negoziato a porte chiuse tra Unione europea e Stati Uniti. Senza un patto per le esportazioni in questo settore, gli USA hanno già annunciato che non si siederebbero nemmeno al tavolo negoziale.

 

 

Ecco perché la posizione europea non è una vittoria dei contrari alle colture GM, ma esattamente il contrario: è il modo più semplice per far entrare le multinazionali americane nei Paesi dell’Unione favorevoli, alterando equilibri di mercato e mettendo a rischio il comparto del biologico (che in Italia è uno dei pochissimi settori in crescita anche durante la crisi), mentre restano quantomeno ignoti gli effetti sulla salute.

2 Commenti

  1. giuseppe falco
    Posted novembre 13, 2014 at 9:15 am

    “restano quanto meno ignoti gli effetti sulla salute” forse sarebbe più corretto dire sono attualmente ignoti effetti negativi sulla salute, limitare gli ogm è una limitazione alla libertà di impresa che diventa strana quando poi i prodotti possono regolarmente essere commercializzati là dove è vietato produrli. Il rischio contaminazione per le altre colture è più una ipotesi fantastica che un rischio reale , mi piacerebbe di solito poter ascoltare le due opposte campane e non dare la propria onorevolissima opinione come la sola corretta.

  2. massimo bonato
    Posted gennaio 17, 2015 at 8:33 am

    “Il rischio contaminazione per le altre colture è più una ipotesi fantastica che un rischio reale”: è talmente una ipotesi fantastica che è entrata nella normativa che regola i flussi di sementi e prodotti agricoli statunitensi in ingresso in Messico con tolleranza di contaminazione tra il 5 e il 7% vista la vasta contaminazione in passato dei coltivi rurali tradizionali. E’ talmente fantasiosa che la Cina a fine novembre, ha rimandato indietro tre navi cargo piene di cereali contaminati, con relativa disperazione dei produttori statunitensi e canadesi che han parlato di “catastrofe” commerciale.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

Puoi usare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Current ye@r *