• Articolo Kuala Lumpur, 18 novembre 2019
  • Olio di palma: la Malesia è lontana dal soddisfare i suoi stessi standard

  • Nonostante l’abbassamento dei requisiti previsti dalla Tavola Rotonda sull’Olio di palma Sostenibile, la Malesia non sembra riuscire ad agire concretamente verso una riconversione della sua produzione. Il problema sarebbe rappresentato dai piccoli produttori e dalla loro difficoltà di investire su modelli ambientalmente accettabili.

Olio di palma

Credits: Achim Halfmann da Pixabay

Ancora oggi, un terzo delle piantagioni di olio di palma in Malesia non soddisfa gli standard ambientali nazionali

 

(Rinnovabili.it) – La Malaysian Sustainable Palm Oil (MSPO) è una certificazione nazionale che richiede ai coltivatori malesi di olio di palma di soddisfare specifici requisiti e standard di protezione dell’ambiente, rispettando anche i diritti dei lavoratori. Il governo della Malesia la renderà obbligatoria da gennaio 2020 (nonostante l’introduzione della MSPO risalga al 2015), a seguito delle preoccupazioni nate a causa degli standard individuati durante la Tavola Rotonda per l’Olio di Palma Sostenibile (RSPO, un ente che dovrebbe certificare la sostenibilità di alcune filiere produttive dell’olio di palma), ritenuti troppo costosi per gli agricoltori malesi.

 

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Infatti, nonostante gli standard ambientali siano stati abbassati, pare però che ancora oggi un terzo delle piantagioni debba soddisfare i requisiti di sostenibilità nazionali. Alla fine di ottobre, solo il 58,3% di 5,85 milioni di ettari di terra coltivata a palma da olio ha ottenuto la certificazione MSPO, ha dichiarato a Reuters Chew Jit Seng, amministratore delegato del Consiglio di certificazione dell’olio di palma malese, l’agenzia statale che gestisce il programma di certificazione verde. Il punto dolente pare essere rappresentato soprattutto dai piccoli agricoltori, i quasi costituiscono il 40% della produzione totale di olio di palma della Malesia, e che sembra non saranno comunque in grado (nonostante l’abbassamento dei requisiti) di recuperare gli elevati costi di investimento per conformarsi alle normative del 2020. Questo, seppure il governo dichiari di aver concesso incentivi e prestiti agevolati per incoraggiare gli agricoltori a ottenere la certificazione.

 

Per incentivare la sostenibilità nel settore della produzione dell’olio di palma, accusato di aver distrutto centinaia di ettari di foreste nel sud-est asiatico utilizzando tecniche di taglio e combustione che hanno (fra le altre cose) scatenato i terribili incendi di quest’anno, l’Unione europea ha introdotto una legge all’inizio del 2019 per eliminare gradualmente l’olio di palma come combustibile rinnovabile entro il 2030, proprio a causa dei problemi di deforestazione derivanti dalla produzione di biodiesel. RSPO attualmente impone standard internazionali di certificazione verde, ma solo un quinto della produzione globale di olio di palma dello scorso anno (pari a circa 68 milioni di tonnellate) ha ottenuto la certificazione sostenibile.

 

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Di fronte alle preoccupazione del governo malese, il timore degli osservatori internazionali è che anche la più blanda certificazione nazionale verrà messa in deroga, per evitare pesanti ripercussioni su uno dei principali settori economici della Malesia.

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