• Articolo Bruxelles, 24 maggio 2018
  • Otto famiglie portano la politica climatica UE in tribunale

  • I cittadini di otto paesi si sono rivolti alla Corte di Giustizia europea sostenendo che le istituzioni comunitarie non stiano tutelando i diritti fondamentali

politica climatica

 

La politica climatica europea finisce davanti la Corte di Giustizia

(Rinnovabili.it) – La nuova politica climatica dell’Unione Europea non è in grado di tutelare il futuro dei cittadini, europei e non. Questa l’accusa che un gruppo di famiglie, provenienti da otto paesi differenti, rivolge oggi ai legislatori comunitari. Non semplici parole ma una vera e propria azione legale contro il Parlamento e il Consiglio, adita questa mattina alla Corte di Giustizia europea.

La denuncia asserisce che l’attuale obiettivo 2030 per il clima dell’Unione, ossia ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 40% entro la fine del decennio prossimo, non protegge i loro diritti fondamentali su vita, salute, occupazione e proprietà.

Le parti in causa provengono da Portogallo, Germania, Francia, Italia, Romania, Svezia ma anche da Kenya e isole Figi e si sono già scontrate duramente con gli effetti del climate change. Ma al tribunale del Lussemburgo non chiedono un risarcimento.

 

Quello che vogliono è che i giudici dichiarino nulle le nuove direttive sul fronte climatico: quella sull’ETS europeo (il sistema di scambio emissioni), l’Effort Sharing Regulation (il provvedimento per la riduzione delle emissioni in edilizia, agricoltura, gestione dei rifiuti, piccola industria e trasporti) e la direttiva su foreste e cambiamenti nell’uso del suolo. Secondo il riassunto legale della denuncia, per evitare un vuoto normativo, i querelanti chiedono al tribunale di mantenere i tre atti in vigore fino a quando non sarà stata emanata una versione più incisiva della politica climatica comunitaria. A rappresentare il gruppo sono il professore di diritto tedesco Prof. Gerd Winter, dall’avvocato ambientale di Amburgo Roda Verheyen e dall’avvocato londinese Hugo Leith mentre l’ONG tedesca Protect the Planet sta finanziando tutti i costi legali del caso.

Non solo. Gli scienziati del think tank scientifico Climate Analytics hanno fornito un background scientifico interdisciplinare all’azione legale, contenente le prove di come le famiglie subiscano i danni del climate change e di cosa si possa fare per ridurre le emissioni oltre l’obiettivo europeo attuale del 40%.

 

Tra i ricorrenti c’è anche la famiglia italiana di Giorgio Elter, che racconterà la sua esperienza e la sua storia il 29 maggio a Torino presso la sede di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, insieme al vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini e al presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Fabio Dovana. “L’Italia  – spiega Zanchini – sta facendo troppo poco, e troppo lentamente, per ridurre le sue emissioni di CO2, come dimostrano i dati che riportano addirittura un aumento nel settore energetico. Dobbiamo rafforzare l’azione per il clima e innalzare gli obiettivi UE 2030 in coerenza con l’accordo di Parigi. Legambiente sostiene pienamente l’azione legale della famiglia Elter, che può aiutarci a mobilitare i cittadini e a esercitare una crescente pressione sui governi affinché adottino politiche ambiziose in materia di clima ed energia e l’Europa diventi un esempio internazionale”.

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