• Articolo Nottingham, 21 gennaio 2020
  • Olio di palma: più emissioni nelle paludi di torba

  • La richiesta di nuove piantagioni di palme da olio e la scarsità dei terreni a disposizione stanno portando i coltivatori ad invadere le paludi di torba della Malesia, provocando un’impennata di emissioni di gas serra.

Paludi di torba

Credits: ArtTower da Pixabay

Piantumare nuove palme da olio nelle paludi di torba equivale ad emettere il doppio delle emissioni rispetto alle piantagioni mature.

 

(Rinnovabili.it) – Una ricerca dell’Università di Nottingham ha scoperto che preparare i terreni per la piantumazione di giovani piante di olio di palma, in vista di nuove piantagioni nelle paludi di torba, provoca un danno significativamente maggiore all’ambiente rispetto alle piantagioni mature, emettendo rispetto a queste ultime circa il doppio della quantità di emissioni di gas serra.

 

Quello dell’Università di Nottingham è il primo studio che esamina le emissioni di gas serra nel corso delle tre principali età delle piantagioni di olio di palma. Prendendo in esame la foresta di paludi di torba del Nord Selangor, in Malesia, le analisi di laboratorio del suolo e del gas hanno mostrato che i maggiori flussi di CO2 si sono verificati nel corso dell’età più giovane della pianta, rappresentando quasi 1/4 delle emissioni totali di gas serra dell’intera regione.

 

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Pubblicato su Nature Communications, lo studio spiega che l’impennata di gas serra dipende dalle caratteristiche proprie delle foreste tropicali di paludi di torba, che in natura forniscono un grande contributo allo stoccaggio del carbonio. Questo contributo, però, è attualmente minacciato proprio dall’espansione su larga scala dell’agricoltura basata su metodi di drenaggio, compresa la produzione di olio di palma e legno di palma. Infatti, i metodi drenanti aumentano i livelli di ossigeno nel suolo facendo aumentare il tasso di decomposizione del materiale organico, con conseguenti elevate emissioni di CO2 dalle torbiere drenate. Oltre alla CO2, le torbiere emettono anche altri potenti gas serra come il metano.

 

Sofie Sjogersten, che ha guidato la ricerca, ha sottolineato che “le paludi di torba tropicale sono state storicamente evitate dai coltivatori di olio di palma a causa della quantità di drenaggio di cui il terreno ha bisogno. Ma, man mano che la terra diventa più scarsa, c’è stata una crescente richiesta di conversione di siti e la periferia del Nord Selangor è stata pesantemente invasa dalle piantagioni di olio di palma”.

 

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L’olio di palma è l’olio vegetale più consumato e ampiamente commercializzato al mondo. La domanda globale è più che triplicata negli ultimi diciotto anni, da circa 20 milioni di tonnellate nel 2000 a oltre 70 milioni nel 2018. La Malesia è il secondo produttore mondiale.

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