• Articolo Charlottesville, 28 settembre 2012
  • Uno studio pubblicato sulla rivista Nature

    Paludi: l’innalzamento del mare le minaccia

  • Due ricercatori dell’Università della Virginia hanno scoperto la relazione che lega la sopravvivenza degli ecosistemi paludosi all’innalzamanto del livello del mare

(Rinnovabili.it) – Dal 2050 la capacità delle zone umide di assorbire CO2 potrebbe ridursi notevolmente. A rivelarlo, uno studio pubblicato questa settimana sulla rivista Nature che indica come il potenziale delle paludi di assorbire l’anidride carbonica aumenterà durante la prima metà di questo secolo per poi calare nuovamente a partire dalla seconda metà, a causa della minaccia dell’aumento dei livelli del mare.

L’innalzamento delle acque e il cambiamento climatico consentiranno infatti alle paludi, alle mangrovie e alle aree salmastre di catturare ed eliminare rapidamente il biossido di carbonio fino al 2050, capacità che poi si ridurrà progressivamente.

Le zone umide, chiariscono i ricercatori autori dello studio, per sopravvivere necessitano di un sostanziale accumulo di CO2: raccolto dalle radici, il gas agevola la crescita della pianta permettendo al fogliame e ai rami di  rimanere al di sopra della superficie dell’acqua. Nel caso in cui le piante muoiano, il carbonio viene comunque trattenuto nei sedimenti; per questo, in caso di aumento del livello delle acque, le paludi sarebbero in grado di memorizzare fino a 4 volte più carbonio che in condizioni standard.

Tuttavia, hanno specificato i ricercatori, questi ecosistemi possono sopravvivere solo a modesti aumenti del livello del mare. Nel caso in cui il livello dovesse salire troppo in fretta, infatti, le piante non farebbero in tempo a crescere e morirebbero e con loro l’intero ecosistema di cui fanno parte.