• Articolo Londra, 2 ottobre 2015
  • I dati dell’ultimo rapporto WWF

    Un terzo del patrimonio naturale minacciato dalle trivelle

  • Africa, Oceania, ma anche Europa. Ecco i luoghi definiti patrimonio naturale dell’umanità che le trivelle e le miniere mettono a rischio

Un terzo del patrimonio naturale minacciato dalle trivelle

 

(Rinnovabili.it) – Quasi un terzo dei siti considerati patrimonio naturale sono minacciati da operazioni minerarie o dalle trivelle delle compagnie energetiche. Lo rivela un nuovo rapporto del WWF, che nota come il tasso, pari al 31%, sia in crescita rispetto al 24% del 2014. Questi luoghi sono stati selezionati a livello globale come il più importante tesoro ecologico da conservare. Un esempio è la Grande Barriera Corallina in Australia, ecosistema dalle caratteristiche uniche e fragili, minacciato dalle politiche sconsiderate del governo australiano.

I siti definiti patrimonio naturale sono l’unica riserva in cui possono sopravvivere le specie vicine all’estinzione, dai gorilla di montagna ai leopardi delle nevi, fino alle balene. Tra i luoghi più a rischio, secondo il WWF, vi sono il parco nazionale Virunga nella Repubblica democratica del Congo, quello del Lago Malawi, la Riserva Selous in Tanzania, il parco nazionale Wood Buffalo in Canada e il delta del Danubio in Romania. Tutte le aree che hanno ottenuto l’etichetta di patrimonio mondiale, ad oggi, coprono meno dell’1% del pianeta. Tuttavia, anche qui sono in aumento le richieste di trivellazione per la ricerca di petrolio e gas, o di scavo per l’estrazione di minerali.

 

Un terzo del patrimonio naturale minacciato dalle trivelle 2

 

In Africa, più di 6 riserve su 10 sono minacciate dall’industria. Non per forza le imprese svolgeranno operazioni impattanti entro i loro confini: a volte, per ottenere i permessi più facilmente, operano appena al di qua di essi.

Il WWF ha invitato aziende e governi a prendere in considerazione la creazione di zone «no-go», cioè interdette allo sfruttamento delle risorse, all’interno di alcuni siti protetti. David Nussbaum, direttore generale della ONG, ha dichiarato: «Stiamo andando fino agli estremi confini della terra per accapparrarci risorse che stanno diventando sempre più difficili da estrarre. Alcuni dei luoghi più preziosi del mondo sono minacciati da attività industriali distruttive. La protezione di questi luoghi simbolici non è solo importante in termini di valore ambientale, è fondamentale per la sopravvivenza e il futuro delle persone che vi abitano».

Un Commento

  1. Pier Luigi Caffese
    Posted ottobre 6, 2015 at 6:01 pm

    Di trivella si muore,di pesce anche allevato si vive.
    l 30% della popolazione mondiale mangia solo pesce e gli stocks selvatici continuano a diminuire a causa della pesca industriale intensiva. Come nutrire una popolazione che continua a crescere con una risorsa che continua a diminuire? In Italia una seria filiera mare vale 300.000 posti e quella allevamenti pesce-alghe-piante marine 50.000 posti.I ricavi sono di 25 miliardi annui,contro 5 miliardi annui di trivellazioni.Ma il Governo,a cui non interessa l’occupazione di mare,sceglie trivellazioni ed airgun che è un vero cannone ultrasuoni inutile dato che oggi esistono sistemi cartografici digitali sui fondali.

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