• Articolo Potsdam, 30 gennaio 2018
  • Nuova ricerca incoraggia l'applicazione dell'accordo di Parigi

    La paura della carbon tax è essa stessa una carbon tax

  • Basterebbe annunciare con convinzione una serie di politiche climatiche stringenti, tra cui la carbon tax, per vedere una fuga di capitali dal carbone

carbon tax

 

Gli investitori reagiscono 10 anni prima di una carbon tax

 

(Rinnovabili.it) – La paura può fare novanta, specialmente se si tratta di carbon tax. A dirlo è una ricerca internazionale, coordinata dall’Istituto di Potsdam specializzato in ricerca sugli impatti climatici. Secondo gli esperti, che hanno pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, il solo annuncio di una tassa sulle emissioni potrebbe provocare un calo della CO2 per la fuga degli investitori da progetti potenzialmente non più redditizi.

Da tempo si confrontano due visioni opposte sugli effetti di una messa in pratica dell’Accordo di Parigi: alcuni sono convinti che, preoccupati dalla trasposizione degli obiettivi nelle normative nazionali, le compagnie fossili potrebbero accelerare la loro estrazione di risorse per massimizzare i profitti. Altri invece sostengono che gli investitori potrebbero abbandonare il settore, togliendo finanziamenti alle centrali a carbone per non rischiare mancati payback.

La ricerca appena pubblicata dimostra che questo secondo trend sarebbe ben più evidente rispetto al primo, e indirettamente suggerisce – se l’intenzione è limitare il riscaldamento globale – di mettere in atto il prima possibile le disposizioni dell’Accordo di Parigi.

 

>> Leggi anche: Una tassa sulle emissioni da 100 euro a tonnellata può salvare il clima <<

 

«Forti politiche climatiche future possono ridurre le emissioni ancor prima che entrino in vigore, se vengono annunciate in modo credibile – afferma Nico Bauer, autore principale del paper e ricercatore del Potsdam Institute for Climate Impact Research – Abbiamo scoperto che 10 anni prima dell’introduzione di misure per dare un prezzo al carbonio venissero effettivamente introdotte, gli investitori hanno iniziato a togliere i loro soldi dal settore. Questo accade quando si rendono conto che la durata della produzione di questi impianti sarà limitata dalla futura politica climatica. Riteniamo che tale disinvestimento riduca le emissioni tra il 5 e il 20%, a seconda della forza delle misure nel periodo precedente all’attuazione».

Basterebbe dunque dimostrare fermezza nell’azione climatica per vederne i risultati ancor prima che le politiche entrino effettivamente in esercizio. Ma c’è un problema: servono sincronia e standard condivisi. Se diverse normative sui prezzi della CO2 vengono introdotte in diversi paesi, fissando diversi prezzi del carbonio, la riduzione delle emissioni sarebbe meno efficace. Infatti, gli investitori sposterebbero il denaro nei settori ad alta intensità energetica dei paesi a regolamentazione più morbida. Per questo, se carbon tax dev’essere, che sia globale e molto salata.

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