• Articolo Roma, 7 maggio 2013
  • Un’indagine commissionata dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr

    Percezione rischio: l’inquinamento preoccupa più del terremoto

  • Il 41% degli italiani ritiene frane e alluvioni una minaccia, ma nulla spaventa di più di inquinamento e incidenti stradali, la cui responsabilità è attribuita soprattutto al fattore umano

Percezione rischio: l'inquinamento preoccupa più del terremoto(Rinnovabili.it) – Gli italiani temono più l’uomo che la natura. E’ la verità che vien fuori dalla indagine commissionata dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr alla Doxa in merito alla percezione dei rischi da parte dei nostri connazionali. In un’Italia in cui terremoti e alluvioni continuano a fare danni e vittime è sorprendente scoprire che a far preoccupare i cittadini per la propria incolumità sono soprattutto le minacce dietro cui figura la responsabilità umana. Dalle risposte degli intervistati risulta infatti che inquinamento ambientale e incidenti stradali siano tra i rischi a cui gli italiani si sentono maggiormente esposti, rispettivamente per il 67% e il 55% del campione. Seguono  con percentuali in alcuni casi anche molto inferiori, il rischio sismico (45%), da alluvioni (24%), frane (17%) ed eruzione vulcanica (12%).

L’intervista si occupa anche di evidenziare quelle che sono avvertite come le cause di frane e alluvioni: per il 28% del campione la colpa è della cattiva gestione del territorio,  seguita da abusivismo edilizio (25%), abbandono del territorio (16%), cambiamenti climatici (16%) e caratteristiche geomorfologiche del territorio (9%).

 

“Se è importante conoscere dove avvengono gli eventi calamitosi e i livelli di rischio reali, è importante anche capire la percezione che la popolazione ha di tali rischi, per dare strumenti di conoscenza e consapevolezza attraverso una corretta e adeguata informazione”, commenta Fausto Guzzetti, direttore dell’Irpi-Cnr. “L’analisi indica che tale percezione è elevata e in crescita, ma non sempre in funzione del rischio reale, quanto piuttosto della sua comunicazione mediatica”.