• Articolo Bonn, 10 giugno 2015
  • Appello degli esperti del Woods Research Center

    Il permafrost contiene carbonio, se si scioglie il clima impazzisce

  • Il permafrost ricopre 1/4 delle terre al nord e racchiude il doppio del carbonio oggi in atmosfera. E si sta sciogliendo, con rischi immensi per il clima

Il permafrost contiene carbonio se si scioglie il clima impazzisce

 

(Rinnovabili.it) – Fate qualcosa, perché il carbonio intrappolato nel permafrost dell’artico è una bomba ad orologeria per il clima che, una volta esplosa, porterà il riscaldamento globale fuori controllo. Suonava così l’appello di un team di scienziati del Woods Hole Research Center del Massachusetts, rivolto ieri ai negoziatori di 195 Paesi, riuniti a Bonn per gettare le basi di un accordo da approvare alla COP 21 di Parigi.

 

Gli esperti stimano che circa 1.500 miliardi di tonnellate di carbonio siano custodite dal permafrost, che sta sciogliendo a causa dell’aumento delle temperature. Il processo porterà al rilascio del gas, creando un circolo vizioso che aggraverà il riscaldamento globale.

La quantità stimata di carbonio nel permafrost – quel terreno ghiacciato che copre circa un quarto delle terre emerse nell’emisfero settentrionale – vale circa il doppio del volume attualmente in atmosfera.

«Le emissioni del permafrost potrebbero portare ad un riscaldamento globale fuori controllo», hanno detto gli autori della ricerca.

 

Il permafrost contiene carbonio se si scioglie il clima impazzisce1

 

Domani si concluderanno i negoziati di questo secondo round post Lima, e finora si è fatto poco oltre ai litigi sugli aspetti tecnici dell’accordo sul clima. Mancano sei mesi prima della COP 21, evento mondiale durante il quale i governi dovranno accordarsi per limitare il riscaldamento globale a 2 °C sopra il livello preindustriale.

«Stiamo avanzando, ma non alla velocità avremmo voluto», ha ammesso Gabriel Quijandria, vice ministro dell’ambiente vice del Perù, Paese che ha ospitato l’ultima Conferenza delle Parti, la numero 20.

La necessità di decidere con urgenza è stata sottolineata anche da Susan Natali, membro del team di ricercatori che ha prodotto il lavoro sul permafrost. La scienziata americana ha sottolineato che, anche adottando lo scenario dei 2 °C, lo studio prevede una riduzione del 30% del permafrost entro il 2100. Se le emissioni dovessero mantenere i trend attuali, invece, la perdita di ghiaccio arriverebbe al 70%. Stando alle ultime stime, le misure annunciate per raggiungere l’obiettivo dei 2 °C sarebbero insufficienti, pertanto lo scenario peggiore per il permafrost – e per l’umanità intera – non è affatto scongiurato.

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