• Articolo New York, 30 marzo 2015
  • Un’inchiesta dell’Associated Press mostra la verità sull’industria del pesce

    Pesca intensiva e schiavitù, orrore sulle navi thailandesi

  • Uomini deportati e frustati nelle stive dei pescherecci. Cadaveri congelati insieme a quelli dei pesci. Gli orrori della pesca intensiva che rifornisce l’Occidente

Pesca intensiva e schiavitù orrore sulle navi thailandesi

 

(Rinnovabili.it) – Deportazione, cattività e morte. È la sorte che accomuna umani e animali al largo dell’Indonesia, dove l’Associated Press ha da poco documentato come la pesca intensiva si accompagni a episodi di schiavitù e violazione dei diritti umani, che culmina sovente nell’assassinio.

L’agenzia di stampa ha pubblicato i risultati di un’indagine sulla schiavitù a bordo dei pescherecci nel Sud-Est asiatico, aprendo uno squarcio di orrore sul mercato globale del pesce, a partire dalle grandi catene di supermercati e dalle aziende che commerciano in questo settore. Gli schiavi provengono soprattutto dalla Birmania, Paese dal quale sono deportati a Benjina, in Indonesia, e costretti a pescare animali marini che poi vengono spediti in Thailandia, dove entrano nel mercato globale.

 

La storia dettaglia le violazioni dei diritti umani subite da queste persone, e solleva ulteriori domande sul funzionamento di un sistema globalizzato della pesca intensiva che schiaccia vite umane e animali con la stessa incuria per i diritti. L’Associated Press ha documentato che gli schiavi birmani sono regolarmente presi a calci, picchiati e frustati con le code delle razze. Molti non ce la fanno, e muoiono nelle stive. I loro corpi vengono gettati agli squali o conservati in congelatori insieme ai cadaveri dei pesci.

La storia, pur non concentrandosi esplicitamente sull’industria del tonno, rafforza le preoccupazioni espresse da Greenpeace intorno alle catene di approvvigionamento delle più grandi aziende che commerciano questo animale negli Stati Uniti. In una recente indagine sul mercato dei tonni, l’associazione ha stilato una classifica che vede le tre più grandi aziende USA del settore – Chicken of the Sea, Bumble Bee e Starkist, che occupano l’80% del mercato statunitense – ricevere i punteggi peggiori sia nel campo della sostenibilità che in quello dei diritti umani.

 

Ora, sulla scia dell’inchiesta condotta dalla Associated Press, Greenpeace è tornata a parlare, dichiarando che «la schiavitù è stata ufficialmente abolita negli Stati Uniti nel 1865, ma le aziende americane continuano a trarre profitto dall’oppressione a bordo dei pescherecci. Le aziende come Thai Union – compagnia thailandese  finita nel mirino dell’agenzia di stampa per l’impiego coatto dei birmani – che sono legate alla schiavizzazione e a violazioni dei diritti umani, devono cambiare sistema o essere evitate dal mercato statunitense».

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