• Articolo Madrid, 5 ottobre 2012
  • Partiti in questi mesi i test in situ del progetto Shoal

    Pesci robot, sentinelle dell’inquinamento marino

  • Nelle acque poco profonde di Porto Gijon, l’ultima arma degli scienziati nella guerra contro l’inquinamento nuota indisturbata attraverso le onde

(Rinnovabili.it) – Biomimetica e robotica avanzata fanno fronte comune nella lotta all’inquinamento marino grazie al progetto europeo Shoal. L’iniziativa, che rientra nell’ambito del Settimo programma quadro per ITC, ha come obiettivo quello di realizzare un efficiente strumento di monitoraggio della qualità delle acque marine, intelligente, autonomo ma soprattutto animal-friendly.

 

Per riuscire nello scopo i ricercatori hanno progettato e costruito uno speciale robot acquatico che monitora i livelli di ossigeno e la salinità e che, come dimensione e forma, ricorda da vicino quella dei tonni. Lungo circa un metro e mezzo e dotato di un guscio di plastica gialla fosforescente per essere facilmente avvistato, il pesce robotizzato è stato “liberato” in questi mesi nelle acque del porto marittimo di Gijon, nella Spagna nordoccidentale, con l’obiettivo di seguire gli scarichi inquinanti delle navi. I ricercatori hanno dotato ogni robofish di una serie di delicati sensori e di un sistema di elaborazione dati in grado di scambiare informazioni fra le varie unità. I pesci possono quindi mappare la loro posizione e il tragitto, prelevare campioni ed analizzarli, così come seguire le tracce chimiche per risalire alla fonte della contaminazione.

 

“L’idea è di ottenere in tempo reale il monitoraggio dell’inquinamento, in modo che se qualcuno scarica prodotti chimici in mare o in caso di perdite si possa arrivare subito alla zona clou, scoprire che cosa sta causando il problema e porvi rimedio”, spiega Luke Speller, uno scienziato che collabora al progetto. Nella loro forma attuale i robofish possono rilevare fenoli e metalli pesanti come rame e piombo, così come i livelli di ossigeno e la salinità. Ma la squadra ha volutamente realizzato un modello base abbastanza flessibile da permettere di cambiare il sensore chimico a seconda dell’ambiente che si sta monitorando. La vita della batteria è, tuttavia, ancora un ostacolo, dal momento che ogni unità necessita di una ricarica di otto ore.