• Articolo Bruxelles, 16 luglio 2018
  • Pesticidi a base di rame, verso il rinnovo anche nel bio

  • Le agenzie europee identificano rischi per la salute, ma non vi è alcuno stop in vista per i composti del rame, solo nuovi limiti all’utilizzo

Pesticidi a base di rame

 

 

Quel legame tra agricoltura biologica e pesticidi a base di rame

(Rinnovabili.ita) – I pesticidi a base di rame costituiscono un pericolo per la salute e l’ambiente, ma l’Europa non sembra pronta a sbarazzarsene. L’attuale licenza dovrebbe scadere a gennaio 2019, ma le ultime indiscrezioni danno per certa una proposta di proroga di 5 anni, da parte di Bruxelles, anche se con nuovi limiti all’utilizzo. La data da segnare sull’agenda è il 19 luglio, giorno in cui la Commissione europea dovrà presentare agli stati membri la propria decisione in merito. Ai Ventotto il compito di approvarla o rigettarla.

Ma la questione è ben più complicata di come appaia a un primo sguardo. I pesticidi a base di rame sono utilizzati come antiparassitario in agricoltura (soprattutto in ambito viticolo) per il controllo della peronospora. Il loro impiego è approvato persino nelle colture biologiche, in particolare nei sistemi di produzione di patate, uva, pomodori e mele.

 

Tuttavia l’impiego comporta di rischi: un uso a dosi elevate, nel tempo, ne determina un progressivo accumulo all’interno del suolo con ripercussioni negative sulla microflora. A rischiare non sono solo batteri, lieviti o anellidi. Sia l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e l’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche) hanno identificato pericoli per coltivatori e uccelli, ed è attualmente in corso una revisione per stabilire nuovi livelli accettabili di residui negli alimenti. E se ciò non bastasse, il 13 marzo 2018, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha confermato che questi prodotti soddisfano tutte le condizioni per essere considerate “sostanze tossiche e persistenti”.

 

>>Leggi anche Pesticidi nelle acque italiane: record negativo per il glifosate<<

 

Perché allora l’Europa fa tanta fatica a sbarazzarsi dei pesticidi a base di rame? Perché le pressioni da parte del comparto agricolo sono fortissime, come mostrano le parole dell’eurodeputato Eric Andrieu, presidente della commissione PEST, creata all’interno del Parlamento per monitorare la trasparenza dell’autorizzazione dei pesticidi nell’UE. “A differenza del glifosato della Monsanto, le alternative al rame rimangono molto limitate e attualmente non soddisfano la domanda dei 500 milioni di consumatori. A breve termine, è in gioco la sopravvivenza di gran parte delle aziende vinicole europee, in particolare la cantina biologica. La Commissione e gli Stati membri devono tenerne conto nel processo decisionale”. Quello che può apparire come un controsenso è in realtà pratica consolidata per una fetta della produzione bio europea. Secondo il rapporto sui residui di antiparassitari dell’EFSA dell’aprile 2017, tra i 140 diversi pesticidi presenti negli alimenti certificati come organici, il rame risultava essere il più diffuso.

 

In realtà la discussione va avanti da anni: già nel 2014 l’UE aveva prorogato l’uso dei composti a base di rame, per poi inserire queste sostanze, l’anno successivo, nell’elenco dei candidati alla sostituzione”. Il rinnovo doveva scadere il 31 gennaio 2018, ma essendo ancora incompleta la valutazione ambientale su questi prodotti, è stata approvata una nuova proroga di un anno (fino al 31 gennaio 2019). Ora la nuova proposta: la Commissione Europea dovrebbe proporre un ulteriore rinnovo dell’autorizzazione per 5 anni introducendo dei limiti di utilizzo da 6 a 4 kg all’ettaro l’anno.

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