• Articolo Pechino, 26 marzo 2016
  • A causa della crescita economica incontrollata

    Plastica negli oceani: i 5 Paesi che ammorbano il mondo

  • Il 60% della plastica che ogni anno finisce in mare viene da una manciata di nazioni, quasi tutte nella regione Asia-Pacifico

Plastica negli oceani i 5 Paesi che ammorbano il mondo

 

(Rinnovabili.it) – Cina, Filippine, Thailandia, Vietnam e Indonesia. Questi cinque Paesi, da soli, sono responsabili per il 60% della plastica che ogni anno finisce negli oceani e minaccia l’ecosistema marino di tutto il mondo. Gli altri 5 Stati che completano la top ten sono Malesia, Nigeria, Egitto, Sri Lanka e Bangladesh.

Secondo uno studio pubblicato da Science, il quadrante Asia-Pacifico del pianeta ha prodotto 5,3 degli 8,8 milioni di tonnellate di materie plastiche che annualmente vanno ad inquinare il mare. La Cina, nemmeno a dirlo, è il primo responsabile, con più di 3,5 milioni di tonnellate. Le ragioni, ormai sono tanto note che ricordarle può suonare noioso: la rapida e incontrollata crescita economica, il conseguente aumento dei consumi e dunque dei rifiuti.

Secondo il gruppo Ocean Conservancy, in questi Paesi non esistono sistemi di gestione dei rifiuti o infrastrutture per il riciclo sufficientemente sviluppate, che permettano di evitare ad una immensa mole di spazzatura l’inquinamento degli oceani. La produzione è troppo superiore alla capacità di trattamento delle scorie, così che a farne le spese è l’ecosistema di tutto il pianeta.

 

Plastica negli oceani i 5 Paesi che ammorbano il mondo 2La plastica in mare miete vittime fra i pesci, gli uccelli, le testuggini e molte altre specie di animali acquatici che finiscono soffocati da sacchetti, tappi di bottiglia, cannucce. Secondo i dati del National Oceanic e Atmospheric Administration, circa 100 mila esemplari muoiono ogni anno per colpa dei rifiuti plastici.

Le Filippine non sono da meno, con il 20%, cioè 550 mila tonnellate l’anno, di plastica immessa nell’oceano.

«Il riciclo nelle Filippine, è praticamente inesistente – ha detto Paeng Lopez, rappresentante dell’Alleanza globale contro l’incenerimento (GAIA) – Ci sono molte carenze nella gestione dei rifiuti: dal modo in cui sono raccolti, al trasporto e alle discariche in cui vengono portati. Le possibilità che nel corso di questo processo parte dei rifiuti raggiunga il mare sono molto alte».

Del resto l’ultimo report del World Economic Forum giunge a conclusioni preoccupanti: sul medio periodo, dicono gli esperti, non sembra esserci niente da fare. Siamo destinati a distruggere la vita marina con i nostri rifiuti. Questo significa che, entro il 2050, potrebbe esserci più plastica che pesci negli oceani.

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