• Articolo Bruxelles, 27 novembre 2019
  • L’ambiziosa politica climatica di von der Leyen

  • Convinta nel voler fare dell’Europa il primo continente “climaticamente neutrale” entro il 2050, Ursula von der Leyen, neo presidente della Commissione Europea, lavora sui diversi modi per poter finanziare una politica climatica estremamente ambiziosa. Sperando nel supporto degli Stati membri.

Secondo Frankfurter Allgemeine Zeitung, Ursula von der Leyen programma una spesa sulla politica climatica di 3mila miliardi di euro.

 

(Rinnovabili.it) – Ursula von der Leyen, neo-presidente della Commissione europea, secondo quanto riporta la testata tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung ha intenzione di investire entro il 2030 circa 3mila miliardi di euro nella politica climatica europea. La presidente, che entrerà ufficialmente in carica il 1° dicembre, vuole infatti rendere l’Europa il primo continente “climaticamente neutrale” entro il 2050.

 

Tuttavia, all’interno delle stanze di Bruxelles non mancano frizioni sulla definizione della nuova politica climatica UE, attività che in questi giorni sta assorbendo tutta l’attenzione di Commissione e Parlamento in vista della prossima COP25 di Madrid, in cui i paesi dovranno presentare i rispettivi piani nazionali di azione sul clima (NDC). La domanda più urgente, infatti, rimane una e inevitabile: in che modo von der Leyen intende trovare i finanziamenti e, allo stesso tempo, ridurre le emissioni di CO2 al 55% entro il 2030?

 

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Se la cifra sugli investimenti riportata dal quotidiano tedesco fosse davvero quella programmata dalla Commissione, essa equivarrebbe a non meno del 1,9% dell’intero PIL europeo. Secondo le fonti della FAZ, che riporta i piani della neo-presidente, la metà della somma dovrebbe provenire direttamente dall’UE e l’altra metà dovrebbe essere fornita dal settore privato e dagli Stati membri, utilizzando le entrate derivanti da nuovi prelievi per il traffico aereo e sovrattasse su merci prodotte in modo dannoso per il clima.

 

La quota UE sulla politica climatica, a sua volta, sarebbe ulteriormente divisa in due diverse fonti: il bilancio dell’Unione e la Banca europea per gli investimenti (BEI), che dovrebbe raddoppiare i suoi investimenti nella protezione del clima entro il 2025, per un equivalente di circa 60 miliardi di euro all’anno. Per quanto concerne il bilancio, Ursula von der Leyen avrebbe intenzione di riservare circa 100 miliardi di euro ad un “Piano europeo per gli investimenti sostenibili”, già annunciato in estate. L’UE, dunque, dovrebbe aumentare drasticamente la quota della “spesa climatica” nel bilancio complessivo: da poco meno di 1/5 ad almeno la metà.

 

Questo vuol dire che i fondi UE-Invest e Junker (che finanziano l’Unione) dovrebbero contribuire per un totale di 27 miliardi di euro all’anno. Tuttavia, entrambi i fondi si assumono il rischio finanziario solo per progetti con importi relativamente piccoli. Ciò significa che almeno la metà dei 100 miliardi di euro all’anno provenienti dal bilancio dovrebbe essere racimolata re-indirizzando le spese da altri settori della politica dell’UE, come quello agricolo e della ricerca. Altri fondi dovrebbero provenire dalle entrate derivanti dallo scambio di quote di emissione e dal budget per la politica ambientale.

 

Se, dal lato UE, i conti sulla politica climatica potrebbero anche tornare, la grande incertezza risiede però nella volontà degli Stati membri di sostenere un drastico aumento della spesa per la protezione del clima.

 

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Dal canto suo, von der Leyen ha ribadito oggi la centralità delle tematiche “verdi” per il suo esecutivo, durante il discorso di insediamento. “Il Green New Deal europeo – ha detto la politica tedesca – è un imperativo per la salute del nostro pianeta e dei nostri cittadini, nonché per la nostra economia […] Saranno necessari ingenti investimenti in innovazione, ricerca, infrastrutture, edilizia e formazione. Richiederà fondi pubblici e privati, sia a livello europeo che a livello nazionale […] L’Unione europea integrerà i finanziamenti per il clima nel suo bilancio complessivo, nonché in tutti i mercati dei capitali e nella catena di investimento. Nelle regioni che dovranno lavorare di più di altre, sosterremo cittadini e imprese attraverso un meccanismo di transizione mirato. Coinvolgerà tutti i diversi fondi e strumenti e attirerà gli investimenti privati ​​di cui abbiamo bisogno. Per aiutarci a raggiungere questo obiettivo, la BEI sarà un partner di fiducia. Sono particolarmente soddisfatta dei progressi compiuti nel rafforzare il suo ruolo di banca europea del clima. Ciò aumenterà le risorse dedicate alle tecnologie europee e alle soluzioni che il mondo sta cercando”.

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