• Articolo Varsavia, 16 luglio 2012
  • I nuovi impianti usufruiranno dei crediti?

    Polonia: l’Europa blocca parte dei permessi ETS

  • Per paura che i crediti vengano utilizzati in maniera inappropriata l’Europa ha bloccato l’emissione di quote di scambio riservate a 30 nuove centrali a carbone in Polonia

(Rinnovabili.it) – La Commissione europea ha revocato l’autorizzazione che permetteva alla Polonia di utilizzare a titolo gratuito i permessi per l’emissione di gas serra rilasciati per la costruzione di 30 nuove centrali a carbone.

La sentenza è stata accolta però con prudenza dai gruppi ambientalisti, lieti che l’Europa stia provando a sostenere l’integrità ambientale dell’ETS, il regime di scambio delle emissioni imposto ai grandi emettitori. Nell’ambito del regime infatti i produttori di energia sono tenuti a pagare le quote, fatta eccezione per 10 stati membri dell’Europa orientale autorizzati ad applicare gratuitamente le quote di scambio in modo da poter utilizzare il denaro risparmiato in opere di ammodernamento delle strutture.

Dopo aver approvato il rilascio aggiuntivo di crediti venerdì scorso, l’Ue ha poi bloccato l’emissione di quote relative a 30 progetti di impianti a combustibili fossili. ClientEarth, Greenpeace, WWF e CAN Europe hanno espresso preoccupazione temendo la richiesta avanzata dalle autorità polacche per ottenere dei permessi per 13 impianti non ancora edificati. Da qui il timore che i permessi possano essere utilizzati per la costruzione di impianti non autorizzati, che andrebbero ad aumentare le emissioni inquinanti compromettendo il raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici europei.

Al  momento non è ancora chiaro quanti nuovi impianti a carbone siano stati rimossi dal piano energetico della Polonia. “Questi impianti sono considerabili per l’assegnazione gratuita dal momento in cui cominceranno a funzionare”, ha detto la Commissione in un comunicato. “Tuttavia essi non devono poter utilizzare il valore della dotazione gratuita per finanziare la propria costruzione. In caso contrario il valore delle quote a titolo gratuito non contribuirebbe infatti alla modernizzazione del settore legato alla produzione di energia elettrica.”