• Articolo Zurigo, 1 giugno 2017
  • Trasformerà la CO2 in fertilizzante

    Acceso il primo impianto per la cattura del carbonio

  • Montato sul tetto di un inceneritore, il primo impianto industriale per la cattura del carbonio utilizzerà il calore disperso per far girare le ventole che assorbono aria dall’ambiente

cattura del carbonio

 

(Rinnovabili.it) – Si chiama Climeworks, ed è il primo impianto al mondo a praticare su scala industriale la cattura del carbonio dall’atmosfera. Ieri è stato inaugurato a Zurigo, in Svizzera, dove assorbirà CO2 dall’aria per trasformarla in prodotto utile. Nello specifico, il gas serra verrà compresso e riutilizzato in agricoltura come fertilizzante. L’obiettivo è catturare, entro 10 anni, l’1% delle emissioni annuali di carbonio dell’intero pianeta. Piuttosto arduo dato che, come ha dichiarato lo stesso ideatore dell’impianto, Christoph Gebald, servirebbero 250 mila Climeworks.

L’impianto consiste in 18 collettori del carbonio installati sul tetto di un inceneritore fuori città. Il calore sprecato dalla struttura alimenta le ventole del sistema di cattura del carbonio, che aspira l’aria dall’ambiente attraverso filtri che assorbono l’anidride carbonica. Il riscaldamento dei filtri rimuove la CO2 che viene poi convogliata in alcune serre nelle vicinanze, le quali ne utilizzeranno 900 tonnellate l’anno  per crescere le piante. Altri utilizzi possibili sono la trasformazione in combustibile per veicoli o l’uso nella produzione di bevande gassate.

 

>> Leggi anche: L’utopia della cattura e stoccaggio del carbonio <<

 

Il sistema di rimozione dei gas serra tramite tecnologie “aspiranti” è discusso da tempo, ma l’Accordo di Parigi ha aperto la porta allo sviluppo di questi impianti, che ancora sono lontani da una diffusione capillare e soprattutto hanno costi fuori portata. Secondo gli inventori di Climeworks, nel futuro si spenderanno 400 dollari per tonnellata di CO2 catturata dall’aria, cui vanno aggiunti 10-20 dollari per lo stoccaggio. Eppure, accanto alla rimozione delle emissioni “per via politica”, quando i 196 Paesi UNFCCC hanno firmato il protocollo sul clima si sono detti favorevoli a implementare anche una “soluzione tecnologica”.

Secondo i critici, investimenti in simili impianti rallenteranno la transizione energetica, favorendo il prosieguo di attività inquinanti perché potenzialmente compensate dalla cattura del carbonio. Chi promuove le cosiddette tecnologie ad emissioni negative, invece, sostiene che le sole politiche per il taglio delle emissioni non basterebbero a raggiungere l’obiettivo climatico dei 2 °C entro fine secolo.

La cattura e stoccaggio del carbonio, tuttavia, resta per ora una tecnica in fase embrionale: non è chiaro se vedrà mai la luce a livello globale, né se – una volta diffusa – sarà sufficiente a rimuovere dall’atmosfera la quantità di emissioni necessaria ad evitare un riscaldamento globale oltre i limiti. Inoltre, solo sequestrando la CO2 in maniera permanente si potrà evitare che torni in atmosfera attraverso il ciclo naturale. L’impianto di Zurigo, a detta di Gebald, può svolgere anche questa funzione.

3 Commenti

  1. Vittorio Marletto
    Posted giugno 2, 2017 at 7:22 am

    Questo tipo di approccio non risolve affatto i problemi che abbiamo. La co2 catturata costa molta energia e alla fine ritorna in aria.

  2. Luka
    Posted giugno 3, 2017 at 11:09 am

    Famolo……..!

  3. Marco
    Posted dicembre 18, 2017 at 4:55 pm

    c’è qualcuno che lavora su queste tecnologie di direct air capture in Italia?

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