• Articolo Strasburgo, 14 giugno 2017
  • Il voto di Strasburgo delude le aspettative

    La proposta UE per il taglio delle emissioni è insufficiente

  • Il Parlamento Europeo ha deciso la sua posizione sull’Effort Sharing Regulation, il nuovo regolamento per la riduzione delle emissioni che dovrebbe rispettare l’Accordo di Parigi. Ma non sarà così

emissioni

 

(Rinnovabili.it) – Il Parlamento Europeo, e con esso tutta l’Unione, ha fallito ancora una volta nell’impostare l’Effort Sharing Regulation (ESR), il regolamento sul taglio delle emissioni che dovrebbe portare ciascuno stato membro a realizzare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi nel periodo 2021 al 2030. Con 534 voti favorevoli, 88 contrari e 56 astensioni la relazione del deputato Gerben Jan Gerbrandy (ALDE) è stata approvata, introducendo però alcune modifiche peggiorative.

Il regolamento copre circa il 60% delle emissioni dell’Unione Europea, provenienti da diverse fonti: agricoltura, edilizia, trasporti e gestione dei rifiuti. Sono esclusi industria e comparto energetico, inseriti in un’altra cornice normativa: il sistema di scambio delle emissioni (ETS).

Nonostante la relazione Gerbrandy contenesse proposte ambiziose e fosse stata approvata con ampia maggioranza in commissione Ambiente (ENVI), è stata azzoppata dal passaggio in plenaria di oggi. L’unico passaggio salvato riguarda il sistema di calcolo delle emissioni da ridurre: ciascuno stato dovrà cominciare a contare dai livelli 2018, oppure dagli obiettivi climatici 2020 se inferiori.

 

>> Leggi anche: L’italia non vuole tagliare le emissioni in agricoltura <<

 

Tuttavia, parte di questi tagli si potrà compensare con dei meccanismi di flessibilità proposti originariamente dalla Commissione Europea, quasi eliminati dal testo votato in commissione Ambiente e rientrati dalla finestra oggi in Parlamento. In particolare, è stata gonfiata la quantità di crediti forestali utilizzabili per compensare mancate riduzioni della CO2 in altri settori. I 190 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti consentiti dalla proposta Gerbrandy sono saliti a 280, in linea con la bozza iniziale emanata da Bruxelles. Inoltre, un ulteriore passo indietro è stato compiuto per poter premiare gli stati membri con Pil pro capite inferiore alla media europea: se supereranno i loro obiettivi 2020, otterranno dei crediti di carbonio da spendere per emettere gratis circa 90 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti nel periodo 2021-2030.

Se l’obiettivo dell’Effort Sharing Regulation è di ridurre le emissioni medie UE del 30% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030, secondo i Verdi europei la proposta uscita dalla plenaria si fermerebbe al 23%. Per fare un paragone, l’obiettivo nazionale dell’Italia è stabilito al 33%. Il testo rappresenta la base negoziale con cui il Parlamento Europeo arriva al confronto con il Consiglio dell’UE, che deve ancora però esprimere la propria posizione. In base ai risultati dei contatti preliminari tra stati membri, ci sono buone probabilità che questa sia ancora meno coraggiosa.

 

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