• Articolo Stanford, 13 febbraio 2018
  • Quanto pesa davvero il bollino etico sui prodotti?

  • Molte aziende utilizzano certificazioni di sostenibilità e bollino etico come elemento di marketing, ma l’attenzione alla filiera si ferma spesso al primo anello

bollino etico

 

Il bollino etico spesso non garantisce una filiera pulita

 

(Rinnovabili.it) – Oggi le certificazioni di sostenibilità sono diventate un elemento di marketing che fa gola a molte aziende, visto il crescere di consumatori attenti al modo in cui i prodotti arrivano sugli scaffali dei loro supermercati. Il bollino etico orienta sempre più spesso le scelte di consumo, ma quanto davvero garantisce filiere sostenibili e ci mette al sicuro dal fare acquisti incauti?

Questa domanda è all’origine di una ricerca condotta dall’Università di Stanford, la prima su larga scala che vaglia le pratiche di approvvigionamento sostenibile, mettendole in relazione con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. I ricercatori hanno analizzato 449 società quotate in borsa nei settori alimentare, tessile e del legno: circa la metà utilizzano alcune pratiche di approvvigionamento sostenibile, che vanno dalla certificazione di standard di produzione alla formazione ambientale per i fornitori.

 

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Ma questi sforzi hanno una portata molto più limitata di quella che i consumatori potrebbero immaginare. Ecco un po’ di numeri: oltre il 70% delle pratiche copre solo un sottoinsieme di materiali di input per un dato prodotto. Ad esempio, un’azienda potrebbe utilizzare materiali riciclati per l’imballaggio, ma lasciare invariato il resto dell’impatto a monte della filiera. Solo il 15% delle pratiche sostenibili si concentra su salute, energia, infrastrutture, cambiamenti climatici, istruzione, genere o povertà. Quasi sempre l’attenzione si ferma ad un singolo livello della catena di fornitura, di solito al primo. Magari si rispettano i diritti di chi fabbrica magliette, ma non c’è alcun controllo sulle fabbriche in cui quelle stesse magliette vengono tinte o al tipo di agricoltura utilizzata nella crescita del cotone.

Inoltre, più del 25% delle pratiche di approvvigionamento sostenibile si applica solo a una singola linea di prodotti. Le grandi aziende, ad esempio, accanto al cioccolato prodotto senza rispetto dei diritti umani vendono quello solidale, in una mera operazione di marketing. Di solito le aziende più attente hanno sede nei paesi dove sono più forti le organizzazioni della società civile, il che fa sperare gli autori della ricerca in un progressivo aumento della sostenibilità delle filiere.

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