• Articolo Washington D. C., 7 dicembre 2018
  • Puntare sulla resilienza per risparmiare miliardi

  • Nel National Climate Assessment si spiega come investire nella resilienza possa essere economicamente molto conveniente e abbattere significativamente il danno economico provocato dai cambiamenti climatici

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Boston

 

Trovare i finanziamenti per favorire la resilienza una sfida politica e finanziaria

 

(Rinnovabili.it) – Intraprendere azioni per favorire la resilienza ai cambiamenti climatici potrebbe far risparmiare miliardi di dollari a lungo termine. Quello dipinto dall’ultimo National Climate Assessment è un triste futuro in cui le città e gli stati degli Stati Uniti potrebbero ritrovarsi se non intraprendono azioni serie per ridurre le emissioni di gas serra. Secondo il rapporto, infatti, entro la fine del secolo, i costi del cambiamento climatico potrebbero rappresentare il 10% dell’intera economia statunitense (2 miliardi di dollari l’anno) a causa dei danni arrecati alle infrastrutture e alla proprietà privata da fenomeni atmosferici violenti, come tempeste o allagamenti. Le città potrebbero ridurre notevolmente i danni e i costi attraverso misure di adattamento, come la costruzione di muraglioni o il rafforzamento delle infrastrutture, ma il problema è che tali interventi sono costosi e ad oggi trovare il modo per finanziarli è una grande sfida finanziaria e politica. 

 

La stesura del rapporto ha coinvolto un team di scienziati di 13 agenzie federali, che ha cercato di delineare quali saranno le vere minacce che gli americani dovranno affrontare, dall’innalzamento del livello del mare, alle tempeste più frequenti e intense, le precipitazioni estreme, la siccità e gli incendi. La buona notizia è che, secondo gli scienziati, investire nella resilienza può essere molto conveniente: il National Climate Assessment stima che tali misure potrebbero abbattere significativamente il danno economico.

 

>>Leggi anche Emissioni di gas serra e rischi climatici simultanei: si salvi chi può<<

 

Diverse le problematiche, individuate dalla relazione, che potrebbero ostacolare l’implementazione di queste soluzioni di adattamento, in primis quelle legate al reperimento di fondi per sostenere simili azioni. Le municipalità statunitensi stanno discutendo l’introduzione di una “tassa sulla resilienza”, che difficilmente sarà popolare. Un altro problema chiave è che gli investimenti a favore della resilienza prevengono o riducono i danni e i costi futuri, ma non creano molto valore aggiunto, a differenza di altri investimenti pubblici come le strade a pedaggio o i ponti. Resta il fatto che, per evitare conti troppo salati in futuro, si dovrebbe iniziare già da ora a pianificare qualcosa. Tanto per iniziare, sostengono gli scienziati, si potrebbe pensare alla creazione di incentivi ad hoc a favore dei proprietari di immobili per proteggere i propri edifici: il capitale potrebbe essere indirizzato in modi economicamente vantaggiosi alle aree più vulnerabili che necessitano di protezione a breve termine, procedendo con una pianificazione più flessibile a mano a mano che la scienza migliora e gli impatti dei cambiamenti climatici vengono messi più a fuoco.

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