• Articolo New York, 20 aprile 2015
  • Stati Uniti e Cina sono i più grandi produttori di e-waste

    La montagna dei rifiuti elettronici raggiunge un nuovo record

  • Raggiunta la cifra record di 41,8 milioni di tonnellate di RAEE prodotte nel mondo. Ad oggi meno di un sesto viene indirizzato al riciclo

La montagna dei rifiuti elettronici raggiunge un nuovo record

 

(Rinnovabili.it) – Una quantità spaventosa di componenti tossici, mille tonnellate di argento e 30o di oro. Ecco quello che il mondo ha gettato nella pattumiera lo scorso anno con una gestione poco attenta dei rifiuti elettronici. Nell’epoca dei dispositivi usa e getta e dell’obsolescenza programmata, il problema dell’e-waste ha assunto le sembianze di un’idra: ad ogni testa tagliata, sembrano spuntarne altre due, rendendo sempre più ostica la lotta. Sì perché di lotta si tratta, come confermano oggi i dati dell’Onu, racchiusi nel rapporto “Global E-Waste Volume Hits New Peak in 2014”. Il titolo della relazione riporta già la prima preoccupante novità: lo scorso anno i RAEE – per lo più frigoriferi, lavatrici e altri elettrodomestici alla fine della loro vita – hanno raggiunto la cifra record di 41,8 milioni di tonnellate. Per semplicità, si può immaginare una lunga fila di automezzi pesanti che copra la distanza tra New York e Tokyo.

 

Un’iperproduzione a cui purtroppo non si associa un corretto riciclo, dal momento che meno di un sesto dei rifiuti elettronici ed elettrici è correttamente recuperato. E se il trend dovesse continuare i RAEE potrebbero superare la soglia dei 50 milioni di tonnellate nel giro di tre anni (pari ad un aumento del 21%). Ironico a dirsi, gli autori hanno riscontrato i maggiori quantitativi pro capite proprio nei paesi che oggi si vantano di possedere una coscienza ambientale più spiccata. A questa vera e propria montagna di e-waste contribuiscono soprattutto Stati Uniti e Cina che assieme generano il 32% dell’ammontare totale, ma sono i paesi europei che si piazzano in cima alla classifica relativa alla produzione per abitante; prima la Norvegia con ben 28,4 kg pro-capite, seguita da Svizzera (26,3 kg), Islanda (26,1 kg) e Danimarca (24 kg).

 

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Eppure come ricorda David Malone, autore del report, “l’e-waste costituisce una valida miniera urbana, un grande e potenziale serbatoio di materiali essenziali”. La quantità di rifiuti elettronici finita in discarica valeva la cifra di ben 52 miliardi di dollari. Il non-riciclo di questi RAEE ci ha fatto perdere 300 tonnellate di oro – pari all’11% della produzione mondiale di oro nel 2013 – e 16 milioni di tonnellate di ferro, solo per citare alcuni dei materiali recuperabili. “Allo stesso tempo, il contenuto pericoloso dei rifiuti elettronici costituisce una ‘miniera tossica’ che deve essere gestita con estrema cura”. Questa miniera è costituita da 2,2 milioni di tonnellate di composti contenenti piombo, mercurio, cadmio e cromo, e 4.400 tonnellate di clorofluorocarburi (CFC).

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