• Articolo Mauna Loa, 11 marzo 2016
  • I dati del NOAA

    Riscaldamento globale: nel 2015 record di CO2 in atmosfera

  • La concentrazione atmosferica di anidride carbonica, che provoca il riscaldamento globale, è cresciuta di 3 ppm lo scorso anno. Non era mai successo

Riscaldamento globale nel 2015 record di CO2 in atmosfera 3

 

(Rinnovabili.it) – La concentrazione atmosferica di anidride carbonica è salita di 3,05 parti per milione (ppm) nel corso del 2015. Si tratta del più grande aumento annuo mai registrato in 56 anni di ricerche. La notizia viene dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), che ha diffuso i dati ottenuti presso il suo Mauna Loa Observatory delle Hawaii. È la quarta volta consecutiva che la CO2 aumenta di oltre 2 ppm in un anno. L’accumulo di questi gas intrappola il calore, provocando il riscaldamento globale che intensifica le condizioni climatiche estreme sul Pianeta. Il 2015 è stato l’anno più caldo mai registrato, e il 2016 si appresta a battere il record.

«I livelli di anidride carbonica stanno aumentando più velocemente di quanto abbiano fatto in centinaia di migliaia di anni. È esplosivo rispetto ai processi naturali», ha detto ha detto Pieter Tans del Global Greenhouse Gas Reference Network del NOAA.

 

Riscaldamento globale nel 2015 record di CO2 in atmosfera 2Nel mese di febbraio 2016, la media della CO2 atmosferica a livello globale era pari a 402,59 ppm. Prima del 1880, si attestava a 280 ppm. Convenzionalmente, gli scienziati del clima hanno fissato a 450 ppm la soglia critica di non ritorno per il riscaldamento globale.

Per trovare un periodo in cui la Terra ha subito un così prolungato aumento della concentrazione di CO2 bisogna risalire al periodo intercorso tra 17 mila e 11 mila anni fa. In quel lasso temporale, i livelli sono aumentati di 80 ppm. Ma il tasso di crescita attuale è 200 volte più veloce.

In parte, la colpa è del fenomeno climatico El Niño. Un altro annus horribilis per l’aumento del carbonio in atmosfera, infatti, è stato il 1998, quando vi fu l’altro recente picco di El Niño. Le mutazioni indotte dal fenomeno, tuttavia, rappresentano solo la punta dell’iceberg di un trend la cui responsabilità è da attribuire all’elevato e continuo consumo di combustibili fossili.

Siccità e precipitazioni irregolari hanno ridotto la capacità di assorbimento dei serbatoi naturali del carbonio – le foreste – aumentando il rischio di eventi meteorologici estremi.

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