• Articolo Santa Barbara, 3 marzo 2015
  • Uno studio americano tra i primi a collegare Primavera araba e clima

    Il riscaldamento globale tra le cause della guerra in Siria

  • Con il riscaldamento globale calano le precipitazioni, arriva la siccità e dalle aree rurali milioni di persone migrano in città. Così è scoppiata la rivolta

Il riscaldamento globale tra le cause della guerra in Siria_

 

(Rinnovabili.it) – Tra le cause del conflitto in Siria c’è anche il riscaldamento globale. La prolungata e devastante siccità che ha scatenato la migrazione di massa delle comunità rurali verso le città siriane, prima delle rivolte del 2011, è stata causata da un calo delle precipitazioni e dall’aumento delle temperature estive.

Lo studio americano che sostiene questa teoria è pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ed è uno dei primi a coinvolgere il global warming tra i fattori che hanno originato il conflitto siriano, costato oltre 190.000 vite.

 

La gravità della siccità del 2006-2010, unita al fallimento del tentativo di attutirne gli effetti da parte del regime di Bashar al-Assad, ha esacerbato le tensioni che già attanagliavano il Paese. La disoccupazione, la corruzione e le disuguaglianze sono diventate intollerabili ed esplose nelle rivoluzioni della Primavera araba, dicono gli scienziati.

«Non stiamo sostenendo che la siccità o il cambiamento climatico abbiano causato la rivolta – ha messo le mani avanti Colin Kelley, professore all’Università della California e autore dello studio – Sosteniamo che, a lungo termine, minori precipitazioni e temperature più calde nella regione siano state un fattore che ha contribuito, perché ha reso la siccità molto più grave».

 

Il riscaldamento globale tra le cause della guerra in Siria

 

Dal 2006, la Mezzaluna Fertile, dove l’agricoltura è nata 12.000 anni fa, affronta la peggiore siccità della sua storia. Politiche agricole non sostenibili, unite a una diminuzione delle precipitazioni, hanno sovrasfruttato le acque sotterranee, riducendo la portata dei fiumi e causando a un crollo dell’agricoltura nel nord-est della Siria. Senza più mezzi di sussistenza, circa 1,5 milioni di persone si sono riversate nelle città.

L’arrivo di tante famiglie dalle aree rurali ha coinciso con quello di un milione di rifugiati iracheni, giunti in Siria ​​dopo il 2006. Gli esperti hanno parlato di «grande shock di popolazione» nei centri urbani interessati dal fenomeno. Molti degli sfollati si sono stabiliti ai margini delle città, dove le condizioni di vita sono più difficili a causa dello scarso accesso ad acqua ed elettricità.

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