• Articolo Ginevra, 6 novembre 2015
  • Pubblicato l’Emissions Gap Report dell’UNEP

    Riscaldamento globale: obiettivi “bucati” di 12 miliardi

  • L’ONU esamina gli impegni per il riscaldamento globale. Per l’obiettivo dei 2 °C serve un ulteriore taglio della CO2 pari a 12 miliardi di tonnellate

Riscaldamento globale obiettivi bucati di 12 miliardi

 

(Rinnovabili.it) – I Paesi ONU che hanno presentato impegni per tagliare le emissioni di CO2 e affrontare i rischi del riscaldamento globale consentiranno di limitare i gas serra entro il 2030, ma sono necessari ulteriori misure per evitare un aumento delle temperature superiore ai 2 °C entro il 2100.

Sono queste le conclusioni dell’attesissimo Emissions Gap Report dell’UNEP (United Nations Environment Programme), che prende in esame i 119 piani per il clima (INDCs) presentati da 146 Paesi (quello Ue conta per tutti i 28 Stati membri) entro il termine del 1 ottobre, e calcola quanto si avvicinano, in prospettiva, al traguardo concordato dei 2 °C. Il rapporto fornisce anche i dati relativi ad un obiettivo più ambizioso, quello di 1,5 °C entro fine secolo, che secondo larga parte dell’expertise sarebbe ben più auspicabile. Infine, l’UNEP suggerisce azioni possibili in alcuni ambiti per rafforzare gli impegni in modo da colmare il gap.

 

Riscaldamento globale obiettivi bucati di 12 miliardi 3I risultati dell’analisi dicono che gli impegni nazionali consentiranno emissioni più basse di 4-6 gigatonnellate nel 2030 rispetto a uno scenario basato sulle politiche attuali, che prevede entro quei termini un totale globale di 65 Gt di CO2 equivalente. Anche soltanto tramite le misure entrate in vigore dopo il 2010, questa cifra sarebbe 5 Gt più bassa di quella immaginata dall’ultimo rapporto IPCC (AR5). In totale, se si prendesse come punto di partenza il 2010, nel 2030 verrebbero emesse 11 Gt in meno rispetto a uno scenario business as usual.

Ma è sufficiente? Niente affatto: questa quota rappresenta meno della metà dello sforzo necessario a mantenere il pianeta sul sentiero dei 2 °C. Per non scottarci troppo, infatti, dovremmo – come minimo – ridurre l’ammontare complessivo delle emissioni di altre 12 gigatonnellate, raggiungendo un totale di 42 GtCO2e nel 2030. Questo non ci darebbe la certezza di mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 °C, ma la probabilità di riuscirci sarebbe maggiore del 66%. Con gli impegni attuali implementati al massimo, invece, il mondo si pone sulla rotta di una crescita della colonnina di mercurio pari a 3 °C entro il 2100.

 

Riscaldamento globale obiettivi bucati di 12 miliardi

 

«Gli attuali impegni, in combinazione con le politiche promosse nel corso degli ultimi anni, rappresentano un vero e proprio aumento dei livelli di ambizione e dimostrano un impegno storico da parte degli Stati membri nell’affrontare questa grande sfida globale – ha detto il direttore esecutivo dell’UNEP, Achim Steiner – Tuttavia, non sono sufficienti a limitare l’aumento della temperatura globale al livello raccomandato di 2 °C entro fine secolo, e quindi a scongiurare i peggiori impatti dei cambiamenti climatici».

La sfida, secondo l’UNEP, è quella di far scendere la traiettoria delle emissioni il più presto possibile, al fine di garantire che l’obiettivo emissioni zero netto nel 2060-2075 resti a portata di mano. La dicitura «emissioni nette zero», tuttavia, è ben diversa e più pericolosa rispetto a formule come «emissioni zero» o «pieno processo di decarbonizzazione», perché lascia aperto un grosso spiffero alla cattura e stoccaggio del carbonio (CCS), sistema che tiene in vita l’economia delle fossili, prima causa del global warming.

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