• Articolo Potsdam, 16 novembre 2018
  • Riscaldamento globale oltre 5 °C? Colpa di Russia, Cina e Canada

  • Uno studio ha classificato gli obiettivi climatici di diversi paesi per frenare il riscaldamento globale e l’aumento di temperatura che si otterrebbe se il mondo seguisse il loro esempio, rilevando che i peggiori sarebbero Russia, Cina e Canada

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Anche l’Europa, considerata leader contro il riscaldamento globale, è in realtà lontana dagli obiettivi

 

(Rinnovabili.it) – Le lobby dei combustibili fossili di Cina, Russia e Canada sono così potenti rispetto agli impegni dei rispettivi governi sul clima che condurrebbero il mondo a un riscaldamento globale di oltre 5 °C entro la fine del secolo. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications, e condotto da ricercatori provenienti dall’Università di Melbourne e dal tedesco Potsdam Institute for Climate Impact Research, che ha classificato gli obiettivi climatici di diversi paesi e l’aumento di temperatura che si otterrebbe se il mondo seguisse il loro esempio. I tre Paesi peggiori in termini di performance climatiche sono seguiti da Stati Uniti e Australia, che spingerebbero l’aumento della temperatura globale pericolosamente oltre i 4 °C rispetto ai livelli preindustriali; anche l’Europa, che di solito è vista come leader del clima, è in procinto di raddoppiare la soglia di 1,5 °C, considerata dagli scienziati un livello moderatamente sicuro di riscaldamento globale.

 

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Il documento punta ad aumentare la consapevolezza dei negoziatori climatici, che tra poco si riuniranno di nuovo a Katowice per il COP24. Da quanto emerge, in generale i paesi più sviluppati non fanno quasi nulla per limitare le emissioni di biossido di carbonio, mentre le economie emergenti, come l’India, risultano più virtuose, avendo meno fabbriche, meno centrali elettriche e meno automobili, quindi meno emissioni da frenare. Ma la cosa interessante è che quasi tutti i governi, dicono gli autori, scelgono un’interpretazione che serve i propri interessi e consente loro di ottenere un guadagno relativo su altre nazioni, quando in realtà, anche quelli che sono considerati leader nella narrativa sulla mitigazione del clima, sono lontani dall’obiettivo. Ecco perché gli autori sono convinti che, per raggiungere l’obiettivo dei 2°C, il mondo dovrebbe impegnarsi per un obiettivo virtuale di 1,4 °C e sperano che il loro parametro azionario possa essere utilizzato nei prossimi colloqui sul clima delle Nazioni Unite e nei casi di contenzioso climatico.

 

Lo studio evidenzia l’enorme divario tra volontà politica e allarme scientifico e i suoi autori si augurano che possa ispirare i decisori politici a fare di più e meglio per combattere il riscaldamento globale. Inoltre, i parametri individuati possono offrire ai governi un mezzo per verificare come il loro contributo possa essere percepito da altri paesi e quindi giudicare se sono visti come leader o ritardatari del clima.

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