• Articolo Sydney, 6 luglio 2018
  • I climatologi si sono sbagliati: il riscaldamento globale è sottostimato

  • Il passato insegna al futuro: esistono meccanismi di amplificazione del global warming, osservati nei periodi caldi del Pianeta, che sono stati ignorati dai modelli climatici attuali

riscaldamento globale

 

Per evitare i danni del riscaldamento globale, l’Accordo di Parigi non basta

(Rinnovabili.it) – Gli attuali modelli climatici non prospettano un domani roseo per il Pianeta. Con gli attuali trend siamo destinati a un futuro catastrofico, con eventi meteo estremi sempre più frequenti e un clima sempre più caldo. Difficile fare una previsione sicura visto il numero di variabili in gioco, ma oggi c’è chi sostiene che le elaborazioni potrebbero aver sottostimato di parecchio il problema. Un team internazionale di 59 scienziati, provenienti da 17 nazioni, ha appena pubblicato un rapporto sulla rivista Nature Geosciences in cui spiega perché il riscaldamento globale potrebbe essere il doppio di quanto previsto dai sistemi attuali. “I modelli climatici sembrano essere affidabili per piccoli cambiamenti, come nel caso di scenari a basse emissioni in periodi brevi, diciamo nei prossimi decenni fino al 2100″, spiegano gli scienziati. “Ma come il cambiamento diventa più grande o più persistente … sembrano sottovalutarlo”.

 

I risultati dello studio si basano su dati osservazionali tratti da tre periodi caldi negli ultimi 3,5 milioni di anni, quando il mondo era da 0,5 ° C-2 ° C più caldo rispetto le temperature preindustriali del diciannovesimo secolo: il massimo termico dell’Olocene, che si è verificato da 5.000 a 9.000 anni fa, l’ultimo interglaciale, che si è verificato da 116.000 a 129.000 anni fa, e il periodo caldo medio pliocenico, che si è verificato tra 3 e 3,3 milioni di anni fa.

L’aumento di temperatura dei primi due periodi è stato causato da cambiamenti prevedibili nell’orbita terrestre, mentre nel terzo è stato il risultato di concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica che variavano da 350 a 450 ppm. Praticamente quasi come oggi, con la differenza che tutto ciò sta attualmente avvenendo in un spazio temporale decisamente ridotto.

 

>>Leggi anche Italia: cosa rischiamo di perdere per colpa dei cambiamenti climatici<<

 

I cambiamenti sulla Terra – nelle condizioni passate – sono stati profondi: c’è stato un sostanziale declino delle calotte glaciali dell’Antartide e della Groenlandia e, di conseguenza, il livello del mare è aumentato di almeno sei metri; le catene del plancton marino hanno modificato la riorganizzazione di tutti gli ecosistemi marini; il Sahara è diventato più verde e le specie forestali si sono spostate di 200 km verso i poli; le specie di alta quota sono diminuite, le foreste tropicali temperate sono state ridotte e nelle aree mediterranee i paesaggi sono stati devastati dagli incendi. I dati del passato suggeriscono che con un riscaldamento globale limitato a 2 gradi Celsius al di sopra dei livelli preindustriali, come previsto nell’Accordo di Parigi, gli effetti potrebbero essere altrettanto devastanti. Le zone climatiche e gli ecosistemi si sposteranno e il surriscaldamento polare potrebbe liberare ulteriori gas a effetto serra e il livello del mare aumenterà di alcuni metri, autoalimentando il problema. “Le osservazioni dei periodi di riscaldamento del passato suggeriscono che un certo numero di meccanismi di amplificazione, sono scarsamente rappresentati nei modelli climatici attuali, aumenti il global warming a lungo termine oltre le proiezioni dello stesso modello climatico”.

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