• Articolo Bruxelles, 4 ottobre 2018
  • Riscaldamento globale: per l’UE limitarlo a 1,5°C è l’unica strada

  • Non è stato specificato ancora se e come l’UE si impegnerà ad aumentare il suo obiettivo sul clima, ma per i ministri dell’Ambiente UE l’unica via percorribile per evitare conseguenze climatiche catastrofiche è limitare il riscaldamento globale a 1,5°C

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L’obiettivo di contenere il riscaldamento globale a 2°C non è più una zona climatica sicura

 

(Rinnovabili.it) – Per i ministri dell’ambiente UE non ci sono dubbi: limitare il riscaldamento globale a 1,5°C è l’unica via percorribile se non vogliamo andare incontro a conseguenze catastrofiche dovute al climate change. Quella che emerge dalla bozza di conclusioni del Consiglio Ambiente è una forte preoccupazione dell’UE per le nuove evidenze circa gli impatti negativi dei cambiamenti climatici, inequivocabilmente confermate dalle ultime scoperte scientifiche riportate dal gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) nella sua relazione speciale sugli impatti del riscaldamento globale. Preoccupazione che si traduce in una presa di coscienza sull’urgenza di rafforzare la risposta globale alla minaccia del cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile e gli sforzi per sradicare la povertà, che per i ministri dell’Ambiente UE non può non avvenire all’interno del percorso di 1,5°C, l’obiettivo più basso e più ambizioso stabilito dall’Accordo di Parigi.

 

Nella sua formulazione attuale, infatti, l’Accordo punta a contenere il riscaldamento globale a 2°C rispetto ai livelli preindustriali, con la possibilità di far sì che questo aumento sia limitato a 1,5°C: una differenza che in termini di impatti finali non è trascurabile. Proprio per avere maggiore chiarezza, alla Conferenza di Parigi del 2015 i governi hanno incaricato l’IPCC di produrre un rapporto per valutare quale sarebbe la differenza tra questi due obiettivi, in termini di impatto sulla vita umana, sull’economia e sull’ambiente a livello globale, rapporto che sarà pubblicato l’8 ottobre e nel quale si prevede che sarà scientificamente dimostrato che l’obiettivo della temperatura massima dell’accordo di Parigi non rappresenta più una zona climatica sicura.

 

Nelle conclusioni del Consiglio Ambiente europeo, dunque, si parla di un’azione globale che coinvolga tutte le parti ad aumentare le loro ambizioni, ma non è chiaro se e come l’UE si impegnerà ad aumentare il suo obiettivo sul clima. “La questione in sospeso – si legge nel documento di conclusioni del Consiglio Ambienterimane l’indicazione dell’ambizione climatica dell’UE entro il 2020 in vista della COP 24. Varie delegazioni sono del parere che l’UE dovrebbe segnalare la disponibilità a rivedere il proprio contributo determinato a livello nazionale, mentre altre preferiscono fare riferimento al quadro per il clima e l’energia al 2030 e alla nuova legislazione UE. Diverse delegazioni hanno appoggiato il testo di compromesso della presidenza che fornisce un segnale politico e una narrativa forti sul livello di ambizione dell’Unione europea per i prossimi negoziati ONU a Katowice”. Il documento sottolinea anche che la nuova strategia climatica a lungo termine attualmente in fase di sviluppo da parte della Commissione europea dovrà contenere indicazioni sia per ridurre le emissioni di gas serra allo zero netto nell’UE entro il 2050, sia sulle azioni da intraprendere per limitare la temperatura a 1,5°C. Il nodo dovrà essere sciolto il 9 di ottobre prossimo, quando il consiglio Ambiente UE si riunirà di nuovo.

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