• Articolo Roma, 16 settembre 2016
  • Risorsa suolo, un bene scarso che non va consumato

Risorsa suolo, un bene scarso che non va consumato

 

(Rinnovabili.it) – Quattro metri quadri al secondo, 34 ettari al giorno, con questo ritmo scompare il suolo nel nostro paese. Ogni anno sono 125 chilometri quadri, prevalentemente consumati in pianura e sulle coste, in un paese piccolo come l’Italia, che per di più è montuoso e collinare per tre quarti.

Questo dato oggettivamente impressionante si riferisce al 2015 e deriva dalle analisi effettuate da Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale) in collaborazione con il sistema delle agenzie per l’ambiente regionali e provinciali e presentato a Roma il 13 luglio scorso in occasione del Soil Day, in collaborazione con l’ordine degli architetti.

Il rapporto Ispra (curato da Michele Munafò con numerosi collaboratori), ricostruisce anche l’evoluzione storica del consumo di suolo, di cui risulta che il tasso di consumo sia comunque in calo, dato che alcuni anni fa, prima della crisi economica corrente, era dell’ordine dei sette metri quadri al secondo!

 

Il suolo svolge funzioni essenziali per la popolazione e la natura del nostro paese, infatti oltre ad ospitare le coltivazioni e la vegetazione spontanea, esso immagazzina acqua piovana, ricarica le falde acquifere, e costituisce un grande deposito di biodiversità e carbonio organico sottratto all’atmosfera, mitigando così il cambiamento climatico. La distruzione di suolo implica quindi forti costi ambientali che sono stati quantificati da Ispra intorno a 800 milioni di euro l’anno. Crediamo sia la prima volta che in Italia viene proposta una stima tecnica ufficiale di questi costi collaterali della distruzione di suolo.

 

Ma come si fa a determinare quanto suolo viene consumato? In generale i metodi utilizzati spaziano dalla fotointerpretazione di immagini aeree fino all’analisi semiautomatica di dati da satellite, una tecnica che in gergo viene chiamata classificazione. Quest’ultimo metodo è stato quello prescelto da Ispra per il 2015, utilizzando i dati forniti dai nuovi satelliti dell’Ente spaziale europeo Esa (piattaforma Sentinel2, programma Copernicus), in vista dell’aggiornamento annuale delle stime. Per alcune regioni, tra cui Piemonte Lombardia e Veneto, Ispra ha integrato le analisi da satellite con ortofoto aeree disponibili presso Agea, l’agenzia nazionale che eroga gli aiuti in agricoltura.

 

Consumare il suolo significa coprirlo con l’asfalto delle strade o il cemento degli edifici, ma anche con gli impianti fotovoltaici a terra o con le massicciate ferroviarie e le discariche di rifiuti. Ispra utilizza a questo scopo una classificazione binaria (suolo consumato si/no) e una tabella di riferimento che include nel consumato: edifici, fabbricati, capannoni, strade asfaltate e sterrate, piazzali, parcheggi, cortili e altre aree pavimentate o in terra battuta, sedi ferroviarie, aeroporti e porti (solo le banchine, le piste, le aree di movimentazione merci e mezzi e le altre aree impermeabili), aree e campi sportivi impermeabili, serre permanenti, campi fotovoltaici a terra, aree estrattive non rinaturalizzate, discariche, cantieri, altre aree impermeabili.

Le agenzie regionali e delle province autonome, che insieme ad Ispra costituiscono il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, creato con la recente legge di riordino del sistema delle agenzie, hanno fornito un supporto alla convalida dei dati e alla quantificazione degli errori commessi, che appaiono comunque di modesta entità (pochi punti percentuali).

Arpae (Agenzia prevenzione ambiente ed energia dell’Emilia-Romagna) ha provveduto ad effettuare alcune verifiche a campione su zone urbane e periurbane utilizzando come base cartografica le ortofoto AGEA 2014 e le base map di ESRI (le più recenti attualmente a disposizione di Arpae). I dati Ispra sono stati anche messi a confronto con un recente studio ufficiale della Regione Emilia-Romagna basato sulla carta regionale di uso del suolo del 2008, a sua volta realizzata con tecniche di fotointerpretazione di riprese aeree.

 

In base a questo ultimo studio, consultabile sul sito regionale, il suolo consumato in Emilia-Romagna sarebbe ancora più di quel che risulta dal rapporto Ispra (circa 228mila ettari contro i  218mila stimati da Ispra), va però precisato che l’analisi condotta dalla regione include anche aree non ancora consumate ma destinate ad esserlo in base alla programmazione territoriale.

L’armonizzazione tra le diverse fonti di dati e l’ulteriore aggiornamento dello stato di fatto e delle tendenze nel consumo di suolo costituirà oggetto di attività congiunte Ispra-Arpae già a partire dal prossimo settembre in vista del rapporto Ispra del 2017.

 

di Vittorio Marletto, Arpae Emilia-Romagna

Un Commento

  1. ritamir
    Posted settembre 16, 2016 at 3:09 pm

    Dati spaventosi, ma è inutile negarlo: da qualche parte bisognerà pur metterle, le opere umane.
    Forse un giorno sarà ritenuto disastroso anche il proliferare di sistemi per estrarre energia dal mare, perchè qualunque attività umana lascia un’impronta irreversibile che si potrà nel tempo magari riparare, ma mai annullare. Siamo una specie invasiva e distruttiva.

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